Le poesie di Baudelaire

In questa pagina puoi trovare alcune tra le più belle poesie di Charles Baudelaire tratte dallo Spleen di Parigi e dai Fiori del male. Insieme ad esse alcuni celebri dipinti, con una particolare attenzione ai grandi pittori francesi dell'Ottocento che ebbero modo di conoscere e frequentare personalmente il poeta.

Lo Spleen di Parigi

Lo straniero

"Dimmi, chi ami di più, tu, uomo enigmatico? Tuo padre, tua madre, tua sorella oppure tuo fratello?"

"Non ho padre, né madre, né sorella o fratello".

"I tuoi amici?"

"Ti servi di una parola il cui senso mi è rimasto fino a questo momento sconosciuto".

"La tua patria?"

"Ignoro sotto quale latitudine essa sia situata".

"La bellezza?"

"L'amerei volentieri, dea e immortale".

"L'oro?"

"Lo odio, come tu odi Dio".

"Eh! che ami tu dunque, straordinario straniero?"

"Amo le nuvole... le nuvole che passano... laggiù... laggiù... le nuvole meravigliose!"

Édouard Manet - Il bevitore di assenzio

Il confiteor dell'artista

Come sono penetranti le giornate d'autunno al loro termine! Penetranti fino al dolore! Perché vi sono certe sensazioni deliziose la cui vaghezza non esclude l'intensità; e non vi è punta così acuminata come quella dell'Infinito.

Grande delizia è sprofondare il proprio sguardo nell'immensità del cielo e del mare! Solitudine, silenzio, incomparabile purezza dell'azzurro! Una piccola vela rabbrividisce all'orizzonte, e con la sua piccolezza e il suo isolamento imita la mia irredimibile esistenza, melodia monotona della risacca: tutte queste cose pensano attraverso di me, o io penso attraverso loro (perché nell'ampiezza della fantasticheria, l'io si perde ben presto); pensano esse, dico, ma pensano musicalmente, pittoricamente, senza arguzie, senza sillogismi, senza deduzioni.

Tuttavia questi pensieri, che emergano da me o si sprigionino dalle cose, divengono ben presto troppo intensi. L'energia nella voluttà produce un malessere e un'autentica sofferenza. I miei nervi tesi non danno più ormai che vibrazioni stridenti e dolorose.

E ora la profondità del cielo mi costerna; la sua limpidità mi esaspera. L'insensibilità del mare, l'immutabilità di questo spettacolo, mi fanno rivoltare...

Ah! è necessario soffrire eternamente o eternamente fuggire il bello? Natura, incantatrice spietata, rivale sempre vittoriosa, lasciami! Non tentare più i miei desideri e il mio orgoglio! Lo studio del bello è un duello in cui l'artista grida il suo terrore prima d'essere vinto.

Claude Monet - Impressione, levar del sole

I fiori del male

L’albatro

Spesso, per passatempo, acchiappano i gabbieri

un di quei grandi albatri, uccelli d’altomare,

che, come pigre scorte, i nomadi velieri

sogliono sugli amari vortici accompagnare.

Sono appena deposti sul ponte che s’accasciano,

questi re dell’azzurro, con vergogna impotente,

e le grandi ali candide lungo i fianchi si lasciano

pendere come remi malinconicamente.

Il viator volante, com’è sgraziato e stroppio!

Lui, già sì bello, come laido e comico sembra!

V’è chi il becco gli stuzzica con la pipa, chi zoppica,

scimmiottando l’impaccio delle povere membra.

Poeta, anche tu abiti nel cuore della folgore,

e sfidi i dardi, e sopra le nuvole t’accampi:

esule sulla terra, fra i dileggi del volgo,

nell’ali di gigante ad ogni passo inciampi!

Corrispondenze

È la Natura un tempio dove a volte viventi

colonne oscuri murmuri si lasciano sfuggire:

tu, smarrito entro selve di simboli, seguire

da mille familiari segreti occhi ti senti. 

Come echi lontani e lunghi, che un profondo

e misterioso accordo all’unisono induce,

coro grandioso come la tenebra e la luce,

suoni, colori e odori l’un l’altro si rispondono 

Conosco odori freschi come parvole gote,

teneri come òboi, verdi come giardini;

altri, corrotti e ricchi, attingono remote 

espansioni, al di là degli umani confini…

E sono il belzoino, l’ambra, il muschio, l’incenso,

che cantano le estasi dell’anima e del senso.

L’uomo e il mare

E tu sempre amerai, uomo libero, il mare!

In lui ti specchi intero: nei giuochi sempre nuovi

delle sue onde innumeri i moti tuoi ritrovi,

e nei suoi acri vortici le tue latebre amare.

In seno alla tua immagine entri senza spavento,

e con gli occhi e le braccia l’accarezzi: il tuo cuore,

talora distraendosi dal suo proprio rumore,

gode di quel selvaggio, indomito lamento.

Nessuno è come voi tenebroso e discreto:

chi osa, uomo, calarsi nei tuoi gorghi profondi?

chi, mare, a te contendere i beni che nascondi?

Tanto siete gelosi d’ogni vostro segreto!

Ma ecco, un contro l’altro, in spietati duelli

v’accanite da secoli a tentare la sorte:

a tal punto vi eccita il massacro e la morte,

o lottatori eterni, disumani fratelli!

Gustave Courbet - L'onda

T'amo come l'immagine...

T'amo come l'immagine della volta notturna,

o vaso di tristezza, o grande taciturna;

e più quando elusiva mi sfuggi, seducente

gemma delle mie notti, e ironicamente

leghe su leghe accumuli, distanze su distanze,

e rubi alle mie braccia le azzurre lontananze.

Io m'avanzo a combattere, all'assalto m'inerpico,

come sopra un cadavere uno stuolo di vermi:

o implacabile, cruda belva, più bella ancora

nel gelo che t'impietra e il cuore m'innamora.

Édouard Manet - L'amante di Baudelaire

Il gatto

Bel gatto, vieni sul mio cuore ardente:

ritira l’unghie e lasciami

annegar nel tuo occhio rilucente

d’un lume d’oro e d’agata.

Quando si perdon le mie dita lente

nel tuo capo e l’elastica

groppa ti palpan voluttuosamente,

come per trarne un brivido,

rivedo la mia donna: ha nello sguardo,

come te, bestia amabile,

un taglio freddo e pungente di dardo,

e tutt’intorno al bronzeo

suo corpo un’aria fine, un infingardo

perfido effluvio naviga.

Il balcone

Madre delle memorie, amante delle amanti,

fonte d’ogni mia gioia e d’ogni mio dovere,

ricorderai le tenere nostre ebrezze, davanti

al fuoco, e l’incantesimo di quelle lunghe sere,

madre delle memorie, amante delle amanti!

Le sere accanto al palpito luminoso dei ceppi,

le sere sul balcone, velate d’ombre rosee…

Buono il tuo cuore, e dolce m’era il tuo seno: oh, seppi

dirti, e sapesti dirmi, inobliabili cose,

le sere accanto al palpito luminoso dei ceppi!

Come son belli i soli nelle calde serate,

quanta luce nel cielo, che ali dentro il cuore!

Chino su te sentivo, o amata fra le amate,

alitar del tuo sangue il recondito odore…

Come son belli i soli nelle calde serate!

Un muro era la notte, invisibile e pieno.

Io pur sapevo al buio le tue pupille scernere,

e bevevo il tuo fiato, dolcissimo veleno,

e i piedi t’assopivo entro mani fraterne.

Un muro era la notte, invisibile e pieno.

Io so come evocare i minuti felici,

e rivivo il passato, rannicchiato ai tuoi piedi:

è infatti nel tuo mite cuore e nei sensi amici

tutta chiusa la languida bellezza che possiedi.

Io so come evocare i minuti felici…

O promesse, o profumi, o baci senza fine,

riemergerete mai dai vostri avari abissi,

come dal mare, giovani e stillanti, al confine

celeste i soli tornano dopo la lunga eclissi?

O promesse, o profumi, o baci senza fine!

Édouard Manet - Il balcone

Su "Il Tasso in prigione" di Eugène Delacroix

Febbricitante, lacero, in fondo alla segreta,

straziando un manoscritto sotto i piedi, il poeta,

con occhi che l’orrore brucia, una scala affissa

vertiginosa, dove il cuor gli s’inabissa.

Risa ebbre e bizzarre empiono la prigione,

e invitano all’assurdo la sua stanca ragione;

il Sospetto lo assedia, e goffa e laida e varia

circola la Paura attorno a lui nell’aria.

Questo genio rinchiuso in un’orrida grotta,

fra smorfie, urla, fantasime che in turbinosa frotta

gli si rivoltan dietro l’orecchio, questo assorto

veggente che si sveglia in un carcere smorto…

ecco il tuo emblema, o Anima colma di sogni, oscura

Anima che il Reale serra fra quattro mura!

Eugène Delacroix - Tasso nell'ospedale di Sant'Anna