Giorgio VI

Curioso il destino di re Giorgio VI, sovrano d'Inghilterra dal 1936 al 1952, padre e predecessore della regina Elisabetta.
Salito al trono in uno dei momenti più drammatici della storia contemporanea, poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, Giorgio non sarebbe nemmeno dovuto diventare re, carica che spettava a suo fratello maggiore Edoardo.
Inoltre, in un tragico periodo nel quale aumentavano i consensi per le politiche nazionalistiche e totalitarie, con dittatori come Adolf Hitler in Germania e Benito Mussolini in Italia che arringavano grandi folle di seguaci, Giorgio era considerato un uomo debole e insicuro, tormentato dal disturbo della balbuzie.
L'origine di tale problema è con molta probabilità attribuibile all'infanzia ed in particolare alla severità di suo padre, Giorgio V, un monarca autoritario e durissimo che educò i figli all'assoluto rispetto e al timore della figura paterna.

Re Giorgio V nel 1923.

Alla morte di Giorgio V, il 20 gennaio dell'anno 1936, il trono passò ad Edoardo VIII, principe di Galles e primogenito del re.
Bello e affascinante, protagonista della dolce vita londinese, Edoardo era però incapace di governare. L'ascesa al trono comportava inoltre per lui la rinuncia al matrimonio con la donna di cui si era perdutamente innamorato, la seducente Wallis Simpson, che era già sposata ed aveva avuto moltissimi amanti, tra i quali, il giovane Galeazzo Ciano, futuro genero di Mussolini.
Per Edoardo la vicinanza dell'amata era l'unico vero desiderio e senza il suo supporto, affermò, sarebbe stato impossibilitato a compiere ogni dovere di regnante. Inizialmente si scontrò con il Parlamento proponendo un matrimonio morganatico, con il quale la Simpson lo avrebbe sposato non ottenendo però il titolo di regina consorte d'Inghilterra.
La loro vicenda fece molto discutere, minacciando il prestigio della monarchia britannica, con la stampa che cercò, come poteva, di censurare le tante indiscrezioni. Alla fine Edoardo sorprese tutti scegliendo di abdicare, l'11 dicembre 1936, dopo un regno di nemmeno un anno.

Il principe di Galles Edoardo.

Si parlò di un amore travolgente e passionale, una vera e propria favola, ed in effetti i due rimasero uniti per tutta la vita, tuttavia dietro all'abdicazione sono in molti a ritenere che si nascondano ragioni politiche.
Sia Edoardo che Wallis avevano infatti mostrato una vicinanza con la Germania e simpatie filonaziste, orientamento decisamente pericoloso in un momento tanto delicato, all'alba del secondo grande conflitto mondiale. Quello che si può affermare con certezza è che l'abdicazione di Edoardo e la conseguente ascesa al potere del fratello, incoronato il 12 maggio 1937, fu la salvezza per il Regno Unito e, forse, per le sorti internazionali.

Re Giorgio VI negli anni della guerra.

Nel 1930, quando ancora era duca di York, Giorgio si recò in Italia, al Quirinale, per partecipare alle nozze del principe di Piemonte, il futuro Umberto II, e di Maria José del Belgio.
Interessante nei rapporti con i sovrani italiani è un incontro successivo fra re Giorgio e Umberto, avvenuto verso l'epilogo della guerra, nell'autunno del 1943. Il sovrano d'Inghilterra si era recato a Napoli esprimendo il desiderio di incontrare un rappresentante di casa Savoia, decisione di estrema importanza in quel momento storico per gli equilibri del conflitto e dell'Italia, ma anche per le sorti della corona. Tutti sapevano che il Primo ministro britannico Winston Churchill intendeva salvare la dinastia e che le monarchie, anche quando non si amano, tra loro s'aiutano sempre. Era, insomma, un momento davvero delicato e decisivo. L'anziano e sfiduciato Vittorio Emanuele III delegò il figlio Umberto ad andare all'incontro con re Giorgio, tuttavia di questo episodio si conosce ben poco, se non che non riuscì a cambiare il destino del nostro paese.

Il Luogotenente Umberto con il Primo ministro inglese Churchill nell'agosto 1944.

L'anno seguente avvenne invece un episodio singolare che lascia una sottile malinconia sul triste epilogo della monarchia italiana. Ormai anziani, Vittorio Emanuele e la moglie Elena si trovavano presso villa Maria Pia a Posillipo, durante il periodo della luogotenenza del figlio. Per far posto al sovrano inglese, giunto a Napoli a visitare il fronte meridionale, i due reali furono costretti a lasciare la residenza, dato che Giorgio avrebbe soggiornato nella villa accanto alla loro. La decisione fu presa probabilmente per il timore che un possibile incontro tra i due avrebbe alimentato, fra i partiti repubblicani, alcune voci di chissà quali congiure dinastiche. Quello che si può immaginare è però l'umiliazione e la solitudine provata da re Vittorio Emanuele in quei giorni tanto amari, giunto ormai al tramonto della vita e del lungo regno.

Giorgio e la sua famiglia.

Superando le difficoltà delle balbuzie, re Giorgio seppe conquistarsi l'affetto dei sudditi insieme a sua moglie, una coppia molto amata che dimostrò una grande vicinanza al popolo nei momenti più difficili, come durante i bombardamenti su Londra, quando i discorsi radiofonici del sovrano divennero l'emblema della resistenza.
Quello che più fa riflettere della storia di Giorgio VI, certamente non intenzionato a recitare la parte dell'uomo forte e protagonista degli eventi, è il fatto che in un periodo di regimi forti e totalitari, in anni di fascinazione autoritaria, alla fine vinse un re impacciato, timido, un uomo che durante l'incoronazione tremava terribilmente. La ragione, ci insegna la storia, non è mai col più forte...
Si spense quando era ancora giovane, nel 1952, e il trono passò alla giovane figlia Elisabetta.

Il re, la regina madre, le figlie Margaret ed Elisabetta, infine a sinistra la moglie Elizabeth.