Friedrich Nietzsche

Quelli che ballavano erano visti come pazzi da quelli che non sentivano la musica.

Friedrich Nietzsche nacque a Röcken, presso Lipsia, il 15 ottobre 1844.

Nel 1849 perse il padre, che morì per una malattia al cervello. Nietzsche visse solo quarantacinque anni trascorrendo l’ultimo periodo nel silenzio causatogli dalla follia. Sebbene come pensatore fu dichiarato pazzo, la sua capacità di analisi era lucidissima. Al suo nome sono legate molte idee, dal superuomo, che venne utilizzato impropriamente, si pensi a Gabriele d'Annunzio, alla diffusione dell’idea della morte di Dio, dalla critica al cristianesimo alla nuova immagine del filosofo. La linea tra il suo pensiero e la mal interpretazione fu sempre molto sottile.

Era un solitario, frainteso nel suo tempo e anche dopo; soffrì tutta la vita psichicamente segnato dalla mancanza di affetti e da una storia d’amore.

Sebbene il contesto della sua filosofia fu quello della seconda metà dell’Ottocento, Nietzsche viene considerato un filosofo del Novecento grazie alla capacità di precorrere i tempi mettendo in crisi tutto il pensiero occidentale.

A dodici anni cominciò a scrivere poesie e a comporre musica. Si trasferì a Lipsia, dove lesse per la prima volta Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer, rimanendone conquistato.

A soli ventiquattro anni ottenne la cattedra di lingua e letteratura greca presso l’Università di Basilea, dove incontrò come collega lo storico Jacob Burckhardt. Inoltre conobbe il teologo Franz Overbeck, che gli sarà amico fino alla fine, e Richard Wagner, di cui divenne un fervente ammiratore. Nella villa del musicista sul lago dei Quattro Cantoni passava intere giornate a a discutere di filosofia, musica e letteratura. 

“La vicinanza di Wagner è la mia consolazione. Ciò che laggiù imparo e vedo, ascolto e intendo, è indescrivibile. Schopenhauer e Goethe, Eschilo e Pindaro vivono ancora”

Datato 1872 è il suo primo libro, La nascita della tragedia, che incontrò l’ostilità dei filologi. Intanto strinse nuove amicizie, in particolare con lo scrittore Paul Rée, mentre il rapporto con Wagner cominciò ad affievolirsi. Nietzsche vedeva nel musicista l’estremo rappresentante del Romanticismo e nelle ultime opere, orientate in modo nostalgico verso il cristianesimo, l’affermarsi di uno spirito di rassegnazione e di rinuncia. Il libro Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi, datato 1878, segnò il distacco definitivo da Wagner e da Schopenhauer. Nonostante la rottura con Wagner, Nietzsche non cambierà mai opinione e definirà sempre Wagner, insieme a Beethoven, il massimo esponente della musica occidentale.

La salute del filosofo andava indebolendosi; veniva spesso colpito da emicranie, attacchi di vomito e disturbi alla vista. Rinunciò alla cattedra a Basilea e cominciò un’esistenza di malato inquieto e nervoso, cambiando spesso città in cerca di climi favorevoli e di una pace che non troverà mai. Visse in solitudine tra la Svizzera, l’Italia e la Francia meridionale. Componeva molte opere e sperava invano che esse gli suscitassero intorno dei discepoli e seguaci.

Nel 1882 Nietzsche conobbe una giovane russa di ventuno anni, Lou Salomé. Nella donna, affascinante e intelligente, credeva di aver trovato una discepola e compagna di vita. La profonda infatuazione si risolse invece in disperazione. Ella rifiutò di sposarlo perché aveva scelto Paul Rée, amico di Nietzsche, con cui vivrà a Berlino. Lo stato d’animo del filosofo si fece ancor più triste; si sentiva abbandonato e tradito, anche se Lou non sposerà Paul Rée. Ciò non favorì di certo la sua già debole salute.

Nietzsche insieme a Paul Rée e Lou Salomè.

L’esperimento di una vita intellettuale in comune tra i tre durò ben poco. Nietzsche rimase comunque legato per impegni di studi a Rée e Lou sino al 1883, quando ruppe definitivamente il rapporto iniziando a Genova, nella completa solitudine, a dedicarsi senza sosta al libro Così parlò Zarathustra, che uscì nello stesso anno in due parti, a cui seguì una terza nel 1884 e nel 1885 una quarta che fece uscire a sue spese non trovando nemmeno un editore. Sempre a Genova venne a sapere della morte di Wagner, rimanendone molto turbato.

Nel 1886 uscì il libro Al di là del bene e del male. Sempre a sue spese uscirono nel 1887 Genealogia della morale. Uno scritto polemico; Il caso Wagner; Crepuscolo degli idoli; L’Anticristo. Maledizione del cristianesimo; Ecce homo. Come si diventa ciò che si è; Nietzsche contra Wagner.

Successivamente si stabilì a Torino, città di cui si dichiara entusiasta e nella quale, però, darò i primi segni di squilibrio mentale. Celebre è l’episodio del cavallo percosso, che Nietzsche abbracciò piangendo.

Ebbe un crollo psichico, scrisse alcune lettere esaltate, i “biglietti della pazzia”, ad amici, a uomini di Stato e a membri di case regnanti. Uno dei destinatari fu Burckhardt, il quale avvertì Overbeck. L’amico si recò a Torino dove lo trovò in preda alla pazzia e lo portò con sé a Basilea, dove venne ricoverato in una clinica.

Quando morì la madre nel 1897, venne affidato alla sorella che ne gestì l’eredità letteraria conservandone i manoscritti. La fama di Nietzsche stava crescendo sempre più, proprio quando, immerso nella follia, non poteva rendersene conto.

Morì a Weimar il 25 agosto del 1900, mentre i libri pubblicati a sue spese circolavano ormai in tutta Europa.

Filosofia e malattia

“Meglio esser pazzo per conto proprio, anziché savio secondo la volontà altrui”.

L’interpretazione tradizionale è quella di considerare la malattia come qualcosa di negativo che ha influenzato il pensiero del filosofo; la critica se ne è servita in passato per screditare il suo pensiero considerandolo solo come il risultato della follia. In seguito la situazione è cambiata radicalmente. Si è arrivati a valorizzare la malattia come una condizione creativa del suo filosofare. Questo perché la sofferenza e la solitudine di chi si è allontanato dalle illusioni dei “sani”, porta a scorgere nuovi scenari in una visione anticonformista del mondo.

“Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi”.

Gli studiosi odierni rifiutano di giudicare la filosofia nietzschiana sulla base della malattia, considerandoli due capitoli separati. Per quanto riguarda il crollo nervoso sicuramente hanno influito le delusioni per la fine di importanti amicizie, "Amici, non ci sono amici! gridò il saggio morente. Nemici, non ci sono nemici! grido io, il pazzo vivente", ma anche l'essere un precursore dei tempi e quindi un incompreso, infine l’enorme tensione mentale dovuta allo sforzo creativo e filosofico degli ultimi anni, come accenna egli stesso in un celebre aforisma:

"Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te”.

Inoltre a livello umano fu soprattutto una storia d'amore per cui perse serenità e voglia di vivere. “C'è sempre un grano di pazzia nell'amore, così come c'è sempre un grano di logica nella pazzia”.

Rapporti con altri autori

Molte sono le personalità, vissute sia prima che dopo, a cui si può paragonare l'esistenza e il filosofare di Nietzsche. Anime fragili, uomini solitari e incompresi, profondamente sensibili, che nella vita hanno sofferto, sono caduti, ma sono anche riusciti a cambiare un mondo che, comunque, continua a vivere per i loro ideali spesso dimenticati o volontariamente lasciati da parte.

"Io amo gli uomini che cadono, se non altro perché sono quelli che attraversano".

Temi come l'interpretazione errata del proprio pensiero legato alle sofferenze fisiche, il distacco dalle illusioni di un mondo che non ha nessun dubbio, l'assenza di una speranza religiosa e la delusione per l'amore non corrisposto, legano Nietzsche a un poeta che lesse con passione, considerandolo più come pensatore, trovandovi conforto e molti spunti per la sua filosofia: Giacomo Leopardi.

L'essere incompresi e l'abbandono di ogni speranza accomuna i due autori che però, nella loro visione pessimista, intravedono una possibilità di salvezza: per Leopardi con un patto solidale tra l'uomo e quella natura che tanto lo fa soffrire, per Nietzsche con la proposta di un nuova filosofia che guarda con gioia e senza paura al futuro.

Sul piano filosofico Friedrich Nietzsche e Søren Kierkegaard sono considerati i precursori dell’esistenzialismo, corrente di pensiero novecentesca.

Kierkegaard, filosofo dell’angoscia, concentrò la sua attenzione sul singolo che è superiore al genere: “In ogni campo e per ogni oggetto sono sempre le minoranze, i pochi, i rarissimi, i Singoli quelli che sanno: la Folla è ignorante”. Con la riflessione soggettiva ruppe definitivamente il legame con la riflessione oggettiva propria della filosofia di Hegel, a cui anche Nietzsche si oppose, così come fece Schopenhauer, studiato e ammirato da Nietzsche negli anni della sua formazione.

Kierkegaard e Nietzsche hanno però una visione differente della fede cristiana. Il danese infatti, al contrario di Nietzsche, crede nell'esistenza di Dio e trema al suo cospetto perché infinitamente più piccolo, ponendo nella fede l’unica speranza di salvezza per l’uomo.

A livello artistico si possono trovare nelle opere del pittore norvegese Edvard Munch le rappresentazioni dello stato d’animo e del pensiero di Nietzsche. Entrambi vivono un’esistenza inquieta, segnata dall'emarginazione sociale e da una storia d’amore che li dispera, sull'orlo di un abisso a cui non riescono a sottrarsi. I dipinti di Munch, carichi di pessimismo, manifestano un senso di dolore e di difficoltà nel vivere, di morte e terrore attraverso l’uso di colori densi e spettrali. L’Urlo è la massima raffigurazione della disperazione dell’uomo moderno che, solo, al cospetto del nulla, in preda alla follia, non riesce più a trovare Dio. Proprio in uno scenario simile a quello del suo capolavoro, Munch ritrae Nietzsche in un dipinto del 1906, poco dopo la sua morte, omaggio di un uomo a cui si ispira e sente tanto vicino.

Nei confronti del poeta francese Charles Baudelaire, Nietzsche avvertì i medesimi sentimenti di amore e odio che provava per Richard Wagner. Tra gli scrittori della generazione a lui precedente fu quello per il quale provò maggior interesse e attrazione. Nonostante Baudelaire si attenga al cattolicesimo, la sua esperienza dell’universo è molto simile a quella di Nietzsche. Il francese, però, era un rappresentante di quel fenomeno di decadenza europea al cui centro vi era Wagner: “chi fu il primo intelligente adepto di Wagner? Charles Baudelaire, lo stesso che per primo comprese Delacroix, il prototipo del décadent in cui un’intera generazione di artisti si riconobbe – forse egli fu anche l’ultimo”.

Nietzsche era solito comporre musica, disciplina molto diffusa all'epoca in Germania, che nel Romanticismo aveva conosciuto i più grandi artisti. Manifestò per tutta la vita una vera e propria passione per essa:“senza musica la vita sarebbe un errore”, cercandovi un rifugio dell’anima, un’armonia dell’esistere e una serenità di cui sentiva costantemente bisogno. Trovava tutto ciò nei pezzi di Fryderyk Chopin, autore polacco che amava per la sua nobiltà di spirito, l’aristocratica allegria. Nietzsche era solito cimentarsi in piccoli pezzi musicali per pianoforte in quanto, come per gli aforismi, voleva trasmettere un messaggio anche complesso in breve forma. Non deve sorprendere che il filosofo considerasse Chopin un fratello di elezione. I suoi componimenti per pianoforte risvegliavano nostalgie e contenevano immensi significati; la malinconia, l’inquietudine, la sofferenza e l’amore perduto. Scriveva Nietzsche: “Ogni musica sprigiona un effetto magico soltanto dal momento in cui comincia a parlarci con il linguaggio dei ricordi”. Alcune bellissime righe dello Zarathustra sembrano scritte durante l’ascolto di un Notturno di Chopin.

È notte: ecco si levano più alte le voci delle fontane zampillanti; e la mia anima è anch’essa una zampillante fontana.

È notte: ecco si svegliano tutti i canti degli amanti; e la mia anima anch’essa è un canto d’amore.

È in me qualcosa d’inappagato e d’inappagabile che vuole levare in alto la sua voce, è in me un desiderio d’amore che parla il linguaggio dell’amore.

Io sono luce: ah, fossi la notte! Ma questa è la mia solitudine: essere avvolto di luce.