Un viaggio a Roma

Questo scritto raccoglie la mia esperienza di cinque giorni nella città eterna, focalizzata su tutta la parte artistica, cercando di vedere il più possibile e restituendo parte di quelle emozioni provate dinanzi a grandi opere, una sorta di diario intimo con le foto che ho scattato, volto a tracciare il mio personale percorso alla scoperta dell’immensità dell’arte.

Per visitare Roma non basta certo una settimana; le prime volte che ci si reca servono infatti solamente a rendersi conto pian piano di quello che stiamo osservando, cercando di arrivare alla consapevolezza che tutto ciò che ci circonda esiste, ed ha vita eterna. Intendo che le opere a cui ci troviamo dinanzi hanno visto il correre degli anni, dei secoli, hanno visto la storia.
Roma ha visto Raffaello Sanzio, Michelangelo Buonarroti, di più, le Stanze del Vaticano li hanno visti al loro interno dipingere contemporaneamente, in una sorta di sfida artistica caratterizzata allo stesso tempo da una grande stima reciproca. Michelangelo, più anziano, vede arrivare alla corte di papa Giulio II un giovane d’Urbino, subito divenuto il preferito dal pontefice, capace di farsi amare da tutti e dal talento impressionante. Quando Raffaello inizia ad affrescare le Stanze, a Michelangelo viene affidata l’impresa della Cappella Sistina; decide allora di chiudersi all'interno in totale solitudine per creare qualcosa di insuperabile, un capolavoro a cui donerà tutto sé stesso, compromettendo la salute, perché quel ragazzo non poteva superarlo, non poteva vincere.
Questa sfida ha dato vita a tutto ciò che oggi contempliamo nei Musei Vaticani, un’esperienza unica che bisogna regalarsi almeno una volta nella vita. Perché in certi luoghi bisogna recarsi principalmente per sé stessi, per fare del bene alla propria anima, ai propri occhi; solo più avanti si potrà analizzare nel dettaglio, concentrarsi a livello tecnico e studiare la storia dei dipinti a cui ci si trova di fronte. Però le prime volte bisogna andare solo per il gusto del bello, lasciando perdere le guide con cui si finisce per non poter decidere su dove andare e, soprattutto, su cosa focalizzare l'attenzione.
Sono convinto che recandosi da soli, una volta terminato il giro dei Musei Vaticani, sorga in noi spontanea la voglia di farne un altro. Personalmente la fine della visita, in cui il lasciare una qualche stanza, come quella della Scuola di Atene di Raffaello, era per me motivo di dispiacere, mi ha spinto a compiere un secondo giro. È stato come se il cuore avesse ancora bisogno di sentirsi così bene, circondato da tanta bellezza.

Roma in ambito artistico non ha avuto solo i due geni del nostro Rinascimento, ma anche pittori e scultori in grado, anni più avanti, di donare nuova linfa alla storia dell’arte della città, dopo che gli era stata donata la vita. È la Roma di Caravaggio e Gian Lorenzo Bernini, quest’ultimo figura chiave del Seicento, che ha segnato un intero secolo donando con le sue opere il volto alla città che oggi conosciamo. Il Merisi ha invece proseguito la tradizione iniziata con Raffaello e Michelangelo, aggiungendo modernità e sentimento alla pittura, soprattutto riuscendo a catturare in eterno attimi di salvezza, in cui la luce divina irradia l’animo umano, ma anche di paura, di pathos, in cui le tenebre sembrano vincere sulla speranza. Egli ha portato nella città l’esperienza avuta a Milano, dove poté conoscere l’opera di Leonardo, soprattutto osservare da vicino il Cenacolo, dipinto che per eccellenza raccoglie mistero, emotività, angoscia, sentimenti che si trasformeranno nel punto stesso d’inizio della vittoria dell’alba sull'oscurità, di Gesù sulla morte.

11 febbraio

Il mio viaggio comincia dalla Chiesa di Santa Maria della Vittoria, dove arrivo facilmente dal mio albergo percorrendo via XX settembre. Sarà una meta in cui deciderò di tornare spesso, all'inizio o al termine di ogni mia giornata.
La chiesa è di modeste dimensioni, quando ad un tratto, avvicinandosi all'altare, nella cappella a sinistra, si presenta nella sua magnificenza una scultura illuminata da una bellissima luce: è l’Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini.