Lettere: Paul Gauguin, Vincent e Theo Van Gogh

"Il buon Gauguin e io in fondo in fondo ci capiamo e quand'anche fossimo un po' matti, non siamo forse però anche abbastanza profondamente artisti per dissipare le preoccupazioni al riguardo con quel diciamo per mezzo del pennello? Nonostante tutto, dunque, sarà sempre amicizia tra di noi"...

Parigi, dicembre 1887

Caro signore

venendo dalle mie parti, troverete dal corniciaio Cluzel in rue Fontaine un quadro che ho lasciato per voi (per il nostro scambio). Se non vi piacesse, fatemelo sapere venendo voi stesso a scegliervelo. Scusatemi se non vengo di persona a prendere i vostri, ma capito assai di rado nel vostro quartiere. Li prenderò al 19 di boulevard Montmartre, se avrete la cortesia di depositarli lì.

Vostro

Paul Gauguin

Attorno al 29 febbraio 1888

Mio caro Vincent

volevo scrivere a vostro fratello, ma so che vi vedete tutti i giorni e temo di importunarlo, occupato com'è con gli affari dal mattino alla sera. Me ne sono venuto a lavorare in Bretagna (sempre la smania di dipingere), e speravo che sarei riuscito a cavarmela con il denaro. Il poco che ho venduto è servito a pagare qualche debito improrogabile e da qui a un mese sarò senza un soldo. Zero è una forza negativa.

Non voglio sollecitare vostro fratello, ma qualche riga da voi al riguardo mi tranquillizzerebbe, o quantomeno mi farebbe pazientare. Mio Dio, sono davvero terribili per un artista le questioni di soldi!

E, se occorresse fare qualche sconto, non si preoccupi, purché io abbia un po' di denaro. Ho appena trascorso quindici giorni a letto con la febbre e ricomincio a lavorare adesso. Se potessi resistere qui cinque o sei mesi, credo che tornerei con qualche buon quadro.

Una parola di risposta incoraggiante, se è possibile.

Vostro

Paul Gauguin

Vincent a Theo

Arles, attorno al 3 marzo 1888

Ho ricevuto una lettera di Gauguin che dice d'essere stato a letto malato per quindici giorni. Che è al verde e che ha dovuto pagare debiti improrogabili. Che vuole sapere se gli hai venduto qualcosa ma che non può scriverti per timore di seccarti. Che ha talmente urgenza di guadagnare un po' di soldi che sarebbe disposto ad abbassare ancora il prezzo dei suoi quadri.

A questo proposito, dal canto mio non posso far altro che scrivere a Russell, cosa che faccio oggi stesso.

E poi del resto s'è già cercato di farne comprare uno da Tersteeg. Ma che fare? dev'essere proprio in strettezze. Ti invio due righe per lui nel caso che tu avessi qualcosa da comunicargli [...]

Tu non te la sentiresti di prendergli una marina per la casa?

Se si potesse fare, sarebbe a posto per un po' [...]

Theo Van Gogh nel 1888

Vincent a Gauguin (lettera perduta), attestata da una lettera di Vincent a Theo.

8 o 9 marzo 1888

La lettera di Gauguin che avevo intenzione di spedirti ma che credevo allora d'aver bruciato con altre carte, l'ho poi ritrovata e quindi l'accludo a questa. Solo che gli ho già scritto direttamente e gli ho mandato l'indirizzo di Russell così come ho inviato quello di Gauguin a Russell affinché possano, se vogliono, mettersi in contatto direttamente. [...]

Quel povero Gauguin non ha davvero fortuna: temo che nel suo caso la convalescenza debba essere ancora più lunga dei quindici giorni che ha già dovuto passare a letto. [...]

Attorno al 14-16 marzo 1888

Mio caro Vincent

grazie d'avermi risposto; vedo che vi trovate nel posto adatto per studiare il sole che tanto vi affascina, e che lavorate assai meglio dato che il soggetto vi avvince. Grazie ancora per le vostre buone intenzioni nei miei riguardi; il commercio di quadri è davvero duro in quest'epoca.

Nonostante ciò, io sono in preda alle mie perpetue ansie; le seccature economiche sono le sole che abbiano effetto su di me e sfortunatamente credo d'essere destinato a subirle per tutta la vita.

Pont-Aven è in questo momento triste per via del cattivo tempo, venti e piogge continui, e io aspetto le belle giornate per rimettermi al lavoro, che ho un po' trascurato in seguito alla malattia.

Vi stringo cordialmente la mano

Paul Gauguin