Per sempre: Raffaello e la Fornarina

"L'Amore è il desiderio di possedere il Bene... Per sempre".

Platone

Platone, quel filosofo che Raffaello mise al centro del capolavoro di Scuola di Atene, a indicare con la mano il Bene, nelle vesti del suo amato maestro, Leonardo da Vinci, riesce con una sola frase ad esprimere ciò che il pittore sentiva dentro di sé dopo un incontro in grado di cambiargli la vita, grazie al quale scoprì e sfiorò il per sempre...

Raffaello era ormai all'apice del successo; sebbene molto giovane aveva toccato le vette più alte, affrescando le Stanze Vaticane, quelle che sarebbero state ribattezzate "Stanze di Raffaello". Lui, un ragazzo nato il giorno 6 aprile del 1483 nella cittadina di Urbino, che prima del previsto dovette affrontare da solo le difficoltà della vita, senza l'aiuto dei genitori persi troppo presto, si trovava circondato dagli uomini più potenti dell'epoca, a lavorare nei luoghi eterni di Roma, a contatto coi migliori artisti.

Un principe, dal talento innato, ricco, bello, ricercato; amava moltissimo le donne e avrebbe potuto averne tante, tra le nobili dame che frequentava, ma da quel giorno desiderava soltanto stare con lei, senza la quale neanche ciò per cui era il migliore, dipingere, gli riusciva così bene. Senza lei era come perso; si accorgeva di come la ricchezza, la bellezza in cui viveva in un istante potessero non avere più alcun senso; quei palazzi, quelle immense stanze, non erano mai state così vuote se non c'era lei, luce dei suoi occhi e dei suoi dipinti da cui tutto ricomincia e prende vita.

"Ho contemplato le opere dei più grandi artisti, ho incontrato i potenti e da loro sono stato ammirato, tutto inizia da qui, origine della mia esistenza, rifugio della mia anima"...

Ora voleva creare un capolavoro, un amore; con lei, tutto ciò che aveva di più importante: lei, la Fornarina.

Il mito della Fornarina, la fanciulla romana che fece innamorare perdutamente Raffaello, prende vita a due passi da villa Farnesina.

Qui il pittore si reca quando è libero dagli impegni in Vaticano. Siamo nel periodo in cui ha concluso le suggestive Stanze; nuovi committenti desiderano possedere un'opera di quell'artista geniale, ma pochi poterono distoglierlo dai lavori per il pontefice, Leone X. Uno dei fortunati fu Agostino Chigi, banchiere senese che all'inizio del Cinquecento era tra gli uomini più ricchi d'Europa.

L'incontro tra Raffaello e Agostino Chigi rivela un'immediata sintonia, che si trasformerà in solida amicizia.

La villa che Agostino voleva costruire doveva essere diretta emanazione del suo potere e delle sue ricchezze, con stupende decorazioni in omaggio all'amata Francesca Ordeaschi, ragazza veneziana di semplici origini. Per questo decise di affidare il progetto all'architetto senese Baldassarre Peruzzi e i disegni alla bottega più prestigiosa dell'epoca, quella di Raffaello.

È proprio in un giorno qualunque, mentre passeggia lungo il Tevere dal Vaticano alla villa, che Raffaello improvvisamente viene rapito dalla bellezza di una giovane che si sta bagnando nelle acque del fiume. Fu quel preciso momento in cui si capisce di essere di fronte all'amore vero, quell'unico, immenso sentimento, per cui una vita, anche come la sua, può dirsi veramente vissuta. Era il momento che aspettava da tanto; quegli occhi entrarono nella sua anima per farne parte da lì in avanti, si sentì rimesso in discussione e aveva paura, lui che aveva avuto tutto, capiva di potersi perdere in un solo sguardo.

Margherita Luti, la Fornarina, figlia di un fornaio di Trastevere, fu l'unica donna che fece provare tutto ciò a Raffaello, riuscendo a conquistare il suo cuore.

"La Bellezza è la linfa che ha reso viva la mia arte, ma si è rivelata anche la mia unica e grande debolezza. La natura mi ha voluto sensibile alle virtù femminili, non ho saputo resistere ai diletti carnali, mi sono fatto incantare da molte donne; non di meno, conosco l'Amore vero...

Ho messo la mia arte al servizio di quell'unica donna capace di rapirmi il cuore e l'anima. Non posso sopportare nemmeno un'ora lontano da lei e dal suo viso, che mi infonde serenità. Che sia la figlia di un fornaio poco mi importa, lei sola ha saputo saziare il mio desiderio di Bellezza"...

Scriveva Giorgio Vasari che Raffaello sarebbe stato distratto nei suoi lavori presso la villa a causa dell'amore per la Fornarina. Spesso lasciava i suoi dipinti incompleti per correre a trovarla e perdersi nei suoi occhi. Agostino Chigi lo capiva, in quanto anch'egli sensibile alla bellezza femminile, e decise di portare la fanciulla nella sua residenza per ispirare e confortare l'artista. Anche lei lo amava così intensamente e insieme vivevano un sogno incredibile; era solo una semplice figlia di un fornaio, ma dava vita ai quadri del più grande pittore del momento. Molte figure hanno il volto dell'amata, come il celebre ritratto conservato nella Galleria Palatina di Firenze: La Velata.

L'amata è ritratta a mezza figura, voltata a sinistra, guardando l'osservatore. Il capo velato da cui deriva il titolo suggerisce un'associazione con la Vergine. Bellissima è la veste dorata che si agita davanti ai nostri occhi con sensazionale naturalezza. Lo sguardo, il volto delicato e purissimo, la collana e il diadema con perla raffigurano una bellezza sia interiore che esteriore, curata nei particolari. L'effetto sfumato e il sorriso sono elementi che Raffaello riprende dagli insegnamenti di Leonardo.

Nella primavera dell'anno 1520, all'apice della fortuna e della gloria, ammirato e invidiato da tutti, quando ha da poco incontrato l'amore, Raffaello si ammala. Il Vasari dice di febbri continue, probabilmente di pleurite; si spegne troppo presto, all'età di soli 37 anni. Era il 6 aprile del 1520.

Si racconta che lo trovarono nel letto di Margherita, che gli restò accanto fino alla fine, in lacrime, distrutta dal dolore.

La donna non superò quella perdita e non dimenticò mai l'amato, rimanendogli fedele anche dopo la morte. Decise di entrare infatti nel convento di Sant'Apollonia, dove, come per raggiungere il suo amore, si spense solo due anni dopo, nel 1522.

Raffaello era stato sepolto nel Pantheon, come aveva richiesto; sulla sua tomba veglia la Madonna del Sasso, scultura realizzata dall'allievo Lorenzetto, a proteggere quell'uomo il cui talento fu temuto dalla natura stessa, come recita il glorioso epitaffio dell'amico Pietro Bembo.

Nel volto della Vergine, il suo allievo decise di raffigurare ancora una volta Margherita, come per non porre fine ad un amore così profondo che li ha visti separati presto, ma che vivrà in eterno, per sempre...