Griselda

Il marchese di Sanluzzo da' prieghi de' suoi uomini costretto di pigliar moglie, per prenderla a suo modo piglia una figliuola d'un villano, della quale ha due figliuoli, li quali le fa veduto d'uccidergli; poi, mostrando lei essergli rincresciuta e avere altra moglie presa a casa faccendosi ritornare la propria figliuola come se sua moglie fosse, lei avendo in camiscia cacciata e a ogni cosa trovandola paziente, più cara che mai in casa tornatalasi, i suoi figliuoli grandi le mostra e come marchesana l'onora e fa onorare.

È l'ultima novella del Decameron, nonché una delle più enigmatiche e a lungo studiate, capace di sollecitare le più disparate interpretazioni. Il tema di fondo è la magnanimità della protagonista, ossia la sua nobiltà d'animo. Il narratore è Dioneo.
L'amore è a lieto fine, però capiamo sin dall'introduzione che il marito di Griselda, Gualtieri, questo sentimento non lo meritava, sottoponendo la donna ad inutili crudeltà per verificare la sua fedeltà.
Egli era un giovane marchese capo di una nobile famiglia, non ancora sposato e dunque privo dell'erede. I suoi sudditi insistono allora perché prendesse moglie al fine di avere un figlio che diverrà il loro signore.
Gualtieri viveva tutto ciò come una costrizione in quanto non aveva alcuna intenzione di sposarsi e riteneva difficile trovare la donna giusta, ma alla fine acconsente a patto che sia lui a scegliere la donna giusta chiunque elle sia e che i suoi sudditi la avrebbero rispettata come una signora.
Da molto tempo, infatti, a Gualtieri piaceva una povera fanciulla che viveva in un villaggio vicino a casa sua. Gentile nei modi e di grande bellezza, il marchese non voleva che lei, così si recò da suo padre, poverissimo, per chiederla in moglie.