L'ARTE DELL'AMORE

"E si chiamava Amore, una cosa più antica degli uomini e persino del deserto, che tuttavia risorgeva sempre con la stessa forza dovunque due sguardi si incrociassero come si incrociarono quei due".

Paulo Coelho

La bellezza delle discipline umanistiche sta nel farci provare un'emozione, risvegliare nostalgie e sentimenti nascosti nel profondo del cuore, attraverso la lettura di poesie o la contemplazione di opere d'arte.

L'arte possiede la grandezza di raffigurare uno stato d'animo; è come se fosse uno specchio dell'anima del pittore, il quale a sua volta ha la capacità di rendere unico e comune quello che sta provando.

Arte è tutto ciò che ci fa provare delle emozioni, qualcosa di magico che silenziosamente ci sorregge, ci fa sentire bene senza chiedere nulla in cambio; per questo amare è un'arte.

Scrive Hermann Hesse: "l'amore non vuole possedere; vuole soltanto amare". Il filosofo Arthur Schopenhauer nella sua visione pessimistica della vita, individua l'arte come una delle tre vie che possono liberare dal dolore, dal male di vivere. Questo perchè nell'esperienza artistica il soggetto contempla un oggetto a prescindere dalla volontà di possederlo, ma solo per il gusto di osservarlo, abbandonando per quel breve momento la ragione, lasciando viaggiare la mente e il cuore.

Questo percorso lo penso proprio come un breve viaggio nella bellezza di alcune opere di artisti straordinari che con la loro sensibilità hanno rappresentato il sentimento per il quale tutto prende un senso, anche la nostra vita: l'Amore.

 meglio non vivere piuttosto che non amare".

Paulo Coelho

Il bacio, realizzato nel 1908, è una delle opere più celebri del pittore Gustav Klimt e dell'intera storia dell'arte quando si parla del sentimento dell'amore. L'opera raffigura due amanti stretti nel loro affetto e abbandonati ad un intenso bacio. I loro corpi sembrano fusi dalle vesti d'oro a rappresentare l'unione perfetta e assoluta. Il loro amore è per sempre, sospeso nell'eternità.

La donna è inginocchiata e ha il viso rivolto verso l'osservatore. Ha gli occhi chiusi e il capo dolcemente sostenuto dalle mani dell'amato, il quale, in piedi, bacia la guancia della donna che gli cinge il collo con un braccio.

Questo percorso non poteva partire che con quest'opera, in cui Klimt ha voluto rappresentare il trionfo dell'amore, del bene, attraverso la semplicità e la potenza di un bacio.


"Bisogna che oggi l'Amore rimanga nel mio cuore; come farò altrimenti a vivere fino a stasera?"

Oscar Wilde

Nel dipinto Fanciullo con canestro di frutta di Caravaggio, la presenza del sentimento amoroso non si percepisce subito, sebbene la bellezza e la sensualità del soggetto rappresentato. Fu uno dei primi capolavori del pittore che resta ancora oggi uno dei più famosi del suo vastissimo repertorio.

Michelangelo Merisi, noto come Caravaggio, nacque a Milano il 29 settembre del 1571 ed è uno tra i più grandi artisti della storia pittorica mondiale. La sua breve vita fu però piena di vicissitudini per le quali, agli occhi della critica, rimase per secoli un artista maledetto, un delinquente mezzo matto e persino ateo, nonostante le numerose opere religiose dipinte. Celebre è la Morte della Vergine, in cui l'autore prese come modello per raffigurare la Madonna una giovane prostituta, forse una delle sue amanti, trovata morta affogata nel Tevere. Fu quest'opera incompresa ad accusarlo di essere miscredente e blasfemo. Inoltre nello stesso anno, a causa di una rissa, fu accusato dell'omicidio di Ranuccio Tomassoni e condannato a morte. Il motivo della lite e dell'odio tra i due era probabilmente dovuto a ragioni sentimentali legati a Fillide, modella di Caravaggio nel dipinto Giuditta e Oloferne e amante di entrambi. Il pittore dovette così vivere in costante fuga fino agli ultimi, misteriosi giorni della sua vita. La morte dell'artista fu certificata il 18 luglio 1610 a Porto Ercole.

Su Caravaggio si sono fatte moltissime ipotesi e ormai è nota quella in cui si afferma la sua omosessualità, dichiarata in molti dipinti come appunto Fanciullo con canestro di frutta. Il soggetto del dipinto è il giovanissimo Mario Minitti, allievo e probabilmente amante dell'artista. Egli è il protagonista anche di Ragazzo morso da un ramarroBacco e compare nella Vocazione di San Matteo. Nell'opera Fanciullo con canestro di frutta posò per il suo maestro a soli sedici anni, in una posa sensuale in cui tiene in mano un cesto colmo di frutta e guarda languidamente con le labbra semiaperte l'osservatore. Ha la spalla nuda, la testa inclinata, i capelli neri scompigliati ed un'espressione stanca, dovuta al carico che sorregge. Il quadro mostra uno sconcertante senso di intimità fisica, ma l'espressione soave del ragazzo richiama la tematica dell'Amore.

Il rapporto che Caravaggio aveva con Minitti era infatti intellettuale più che fisico, è il rapporto che si instaura tra il maestro, che ha esperienza e intelletto, e l'allievo, il quale ha la gioia di imparare, la voglia di fare e lo splendore della vita davanti. È quel genere di affetto tra un uomo maturo per uno più giovane che Platone mise alla base della sua filosofia e che si può trovare nei sonetti di Michelangelo. Per questo motivo paragono il loro rapporto come quello tra il poeta Oscar Wilde e il giovane Alfred Douglas che costò l'arresto e la drammatica esperienza del carcere allo scrittore, altro genio incompreso come il Caravaggio e molto discusso per la sua coraggiosa e anticonformista scelta di vita. Così come l'amore di Wilde era nobile e dichiarato nella lunga lettera del De Profundis, anche ciò che provava il ribelle artista doveva essere qualcosa di sincero che lo accompagnò per tutta la vita, soprattutto quando durante le dure esperienze della vita l'unica cosa che lo facesse sentire meglio era l'affetto che sentiva per il suo allievo, l'unico motivo per il quale valeva la pena continuare a soffrire e rialzarsi sempre dalle difficoltà. Nella sua breve esistenza quell'affetto era probabilmente per lui l'unica certezza tra le tante incomprensioni e paure provate. Scriveva Oscar Wilde dal carcere: "Il tuo amore ha le ali larghe ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore".


"L'amore è l'ala che Dio ha dato all'anima per salire sino a lui".

Michelangelo Buonarroti

Nel 1508 l'appena venticinquenne Raffaello Sanzio, nato ad Urbino il 6 aprile 1483, venne chiamato a Roma da papa Giulio II che gli affidò il compito di affrescare gli appartamenti papali, chiamate oggi Stanze di Raffaello; intanto, poco distante, un pittore geniale, riservato e tenebroso stava lavorando alla Cappella Sistina: Michelangelo. Per Raffaello fu un periodo favoloso che lo portò all'apice della fama e della pittura mondiale; quei giorni furono la prosecuzione di un talento maturato già nella giovinezza e di molto lavoro fiorentino sotto la guida del suo amico e maestro Leonardo da Vinci. Mentre a Roma affrescava opere come Scuola di Atene entrava nella storia come uno dei pittori più importanti in assoluto, ma nella sua vita mancava ancora qualcosa; aveva una vera e propria passione per le donne e ne amò molte, poteva circondarsi delle più belle e nobili dame, ma non aveva mai trovato l'amore vero, l'unico sentimento per il quale una vita, anche come la sua, può dirsi veramente vissuta. Un giorno sulle rive del Tevere incontrò per caso gli occhi della giovane Margherita Luti che gli rapì l'anima con il suo sguardo; era il momento che aspettava, quello in cui si capisce che d'ora in avanti nulla avrà più importanza della sua presenza, dei suoi occhi neri, niente sarebbe più stato a metà. "Ho contemplato le opere dei più grandi artisti, ho incontrato i potenti e da loro sono stato ammirato, tutto inizia da qui, origine della mia esistenza, rifugio della mia anima". Tutto ricomincia, in un istante; la vita stessa quando ci si innamora è rimessa in discussione, non si hanno più sicurezze, ma solo un desiderio e un pensiero costante. Questo può fare molta paura, Raffaello era così rapito dal fascino della ragazza da non riuscire più a dipingere se non aveva lei come modello, non sarebbe più riuscito neanche a fare ciò per cui era il migliore senza la sua presenza; si dice che spesso lasciava i suoi lavori incompleti per correre a trovarla e perdersi nel guardarla. Anche lei lo amava allo stesso modo e viveva un sogno incredibile; era solo la figlia di un fornaio, da qui il soprannome La Fornarina con cui viene ricordata, ma dava vita ai quadri e ispirava il più grande pittore del momento. I suoi ritratti si possono ammirare oggi nei più lussuosi palazzi d'Italia. Il dipinto La Velata, per esempio, datato 1516, è conservato nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze e ritrae l'amata a mezza figura, voltata a sinistra verso l'osservatore. Il titolo deriva dal capo velato che suggerisce un'associazione con la Vergine. Il volto delicato, lo sguardo, la collana e il diadema con perla rappresentano una bellezza sia interiore che esteriore, curata nei particolari; l'effetto sfumato e il sorriso sono elementi che Raffaello riprende dagli insegnamenti di Leonardo.

Una sera, grazie all'amico pittore Bramante, Raffaello poté entrare nella Cappella Sistina; fu il primo a vedere il capolavoro quasi concluso della volta che Michelangelo teneva nascosto. Raffaello rimase senza parole e impressionato positivamente dalle novità di quell'artista così incompreso. Il loro rapporto era ovviamente di rivalità, erano i migliori e Michelangelo non voleva sfigurare per colpa di un giovane emergente, ma intanto la stima diventava sempre più solida e reciproca. Fu quella sera che Raffaello decise di aggiungere anche il ritratto del rivale tra i grandi filosofi di Scuola di Atene; lo disegnò a mano libera e lo mise in primo piano, nelle vesti del solitario Eraclito.

Quello che ha accomunato i due geni del Rinascimento è una passione che li ha condotti a sfiorare il divino, un sentimento capace di portarli all'eternità: Michelangelo con l'immagine di due dita che si sfiorano nella volta della Sistina e Raffaello, oltre alla sua pittura, alle celebri raffigurazioni della Madonna, per ciò che provava e ha vissuto per quella giovane ragazza...  

Raffaello si spense troppo presto, all'età di 37 anni, a causa di una pleurite; si dice che lo trovarono nel letto di Margherita: era il 6 aprile 1520. Riuscì comunque a fare testamento e lasciò molto in eredità all'amata in modo da farla vivere decorosamente. Lei però non superò mai quella perdita; era disperata e distrutta dal dolore, decise di ritirarsi in un convento di suore fino alla fine dei suoi giorni. Il pittore fu sepolto nel Pantheon a Roma; sopra la sua tomba veglia la statua della Madonna del Sasso, scultura dell'allievo Lorenzetto. Nel volto della Vergine è ancora una volta rappresentata Margherita, come per non porre fine ad un amore così profondo che li ha separati troppo presto nella vita. L'epitaffio scritto da Pietro Bembo, amico dell'artista, recita: "Qui riposa Raffaello, da cui, finché visse, la Natura temette di essere vinta, e ora che egli è morto, teme di morire con lui"...


"Ma che importa l'eternità della dannazione a chi ha provato, in un secondo, l'infinito della gioia?"

Charles Baudelaire

La storia d’amore tra Paolo e Francesca narrata da Dante nel canto V dell’Inferno è la più romantica e intensa dell’intera letteratura. Sono moltissime anche le opere d’arte che ritraggono i due innamorati, come quella datata 1835, di Ary Scheffer, pittore olandese naturalizzato francese. Egli si ispira verso dopo verso al poema dantesco: le anime dei due amanti vengono trasportate dal vento della passione, volando insieme come colombe. Francesca inizia a parlare con Dante, è la prima donna della letteratura a parlare in prima persona, raccontando quanto si siano amati, ma sottolineando anche come è doloroso ricordare la felicità mentre si è nel dolore. Paolo per l’intero dialogo resta in disparte e piange; l’autore del dipinto vuole trasmetterci questa sofferenza eterna, ma contemporaneamente notiamo come lavori su un erotismo disperato e dolce allo stesso tempo: questo perché nelle parole di Francesca non troviamo mai un solo accenno di rimpianto per ciò che è stato o una sensazione di voler tornare indietro e cambiare il corso delle cose, se solo fosse possibile. I due innamorati avevano già scelto nel momento stesso in cui si baciarono; sapevano che quel gesto li avrebbe portati alla dannazione dell’Inferno, ma se questo era il loro destino, erano pronti a tutto pur di stare insieme e questa forza è ciò che rende eterno il sentimento che li lega.

Dante è coinvolto nella storia e scoppia a piangere, prova pietà e si immedesima in loro per l'amore verso Beatrice. Il Poeta assegna al canto un ruolo fondamentale: vuole insegnarci che al mondo non vi è cosa più bella dell’amore e continua a ripetercelo, sembra quasi voglia dirci che hanno fatto bene a lasciarsi andare, ad amarsi nonostante avrebbero commesso peccato, perché l’amore vince sempre; in fondo sono insieme ed era ciò che volevano, uniti nel vento della perpetua dannazione, ma con le loro anime che hanno compreso l'eternità.


"Tu ignori dove vado, io dove sei sparita; so che t'avrei amata, e so che tu lo sai".

Charles Baudelaire

Nel dipinto SeparazioneEdvard Munch esprime la fine di un amore in tutta la sua tragicità e con essa l'incapacità di trovare una spiegazione e accettare la fine di un sentimento. La vita del pittore fu segnata dalla tristezza, dal dolore e dalla sensazione di abbandono: a soli cinque anni perse la madre e quando era solo adolescente assistette alla lunga agonia della sorellina, uccisa dalla tubercolosi, episodio raffigurato nella drammatica opera La bambina malata. Egli stesso affermò: "Non dipingo quello che vedo ma quello che ho visto".

Questo stato d'animo tormentato segnò la sua esistenza e tutti i suoi dipinti, come il celebre Urlo; egli incarnò la figura dell'artista ribelle e dannato, produsse opere dai colori densi e spettrali, cariche di pessimismo e profondamente misogine. Il tema della donna è dominante nell'arte di Munch: egli deve aver sofferto molto per un amore, e così rappresentò sempre la donna come portatrice di piacere e dolore allo stesso tempo, di Amore e Morte, come direbbe Leopardi. La figura femminile è affascinante e demoniaca, dominatrice e incantatrice, capace di portare l'uomo alla perdizione, alla dannazione, ma della quale il maschio è incapace di fare a meno.

Il dipinto raffigura un uomo affranto a cui muore il cuore per la fine dell'amore e una donna che appare indifferente mentre continua ad andare lungo la sua strada. L'uomo è come uscito dal cammino dell'amata, è scomparso dalla sua vita, lei l'ha dimenticato e i loro destini sembrano destinati a non incontrarsi più. Solo in lui rimarrà la convinzione che quello era l'unico amore della sua vita, il ricordo indelebile nel tempo di quel profondo affetto e la consapevolezza di non riuscire a rialzarsi da quel dolore così grande, incurabile e che la solitudine rende insopportabile.


"Amami, per Dio. Ho bisogno d'amore, amore, amore, fuoco, entusiasmo, vita: il mondo non mi par fatto per me".

Giacomo Leopardi

Un altro tema fondamentale della pittura di Munch è quello della misantropia e quel sentirsi inadeguato, non adatto per questo mondo. Il pittore provava una vera e propria avversione verso la società in cui viveva, era un animo incompreso, contro corrente, e si sentiva profondamente solo. Aveva uno smisurato bisogno di amore, di sentire l'affetto di qualcuno. Nel dipinto Il bacio manifesta questo stato d'animo, ma si ritrae con l'amante in un freddo abbraccio, quasi confuso, in cui i due corpi, uniti, non si scambiano vero affetto, si stringono come frettolosamente, scappando da qualcosa, probabilmente dalla realtà. La finestra, che è quasi il soggetto principale del dipinto, sembra sì isolare la coppia dal mondo, ma anche ricordargli che non potranno fuggire facilmente, proprio perchè l'amore che provava l'artista non era autentico, non era quello per cui ha sofferto tanto, in grado di elevarlo dalla vita reale e di sostenerlo in tutte le sue più intime paure e angosce.


"T'amo a tal punto che non vorrei restar nei tuoi dolci pensieri, se il pensare a me ti facesse soffrire".

William Shakespeare

Sempre del pittore norvegese Munch, Due persone sole vuole raffigurare ancora una volta il tema della fine di una storia d'amore, con la costante tristezza caratteristica, ma certamente con meno sofferenza rispetto al dipinto precedente. Munch sembra aver trovato un po' di sollievo dal dolore, è passato del tempo ed è riuscito a farsi una ragione della loro separazione.

La situazione rappresentata nell'opera appare come un sogno in cui l'artista immagina di trovarsi in riva al mare, appena dietro all'amata, come un'ombra silenziosa che non vuole disturbarla nel suo contemplare l'orizzonte. Ella ha ancora le sembianze di una donna insensibile, in cerca nuovamente dell'amore, però l'autore non mostra il suo volto; non si può quindi immaginare cosa stia provando e soprattutto a chi stia pensando.

Lui resta immobile a guardarla, anche il suo stato d'animo non si può conoscere, ma rispetto ad altri dipinti il clima appare quasi rasserenante. Forse Munch ha capito che i loro destini dovevano separarsi, le loro strade dividersi, ma a quella strada raffigurata così amaramente in Separazione può ora riavvicinarsi piano, delicatamente, senza fare rumore; nei sogni di un innamorato che ha saputo farsi da parte e che non smetterà mai di amarla, perchè nessuna sarà come lei. Con lui d'ora in avanti porterà solo i ricordi più belli e la speranza che ella sia felice; gli basta questo...


"Il mistero dell'amore è più grande del mistero della morte".

Oscar Wilde

La vicenda amorosa tra il pittore Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne non è una storia d'amore comune, ma qualcosa che accarezza l'eternità, tanto romantica quanto tragica. Il sentimento che legava i due innamorati era bellissimo, intenso, pieno di passione e tenerezza. Per citare Paulo Coelho gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prima ancora che i corpi si vedano. E per questi innamorati era proprio così; le loro vite dovevano incontrarsi e quando questo accadde l'attrazione reciproca fu travolgente, capirono di essere fatti l'uno per l'altro e che non si sarebbero mai lasciati per nessuna ragione al mondo.  

Jeanne era una delle ragazze più belle di Parigi: si vestiva in modo originale e molto diverso dai contemporanei, portava capelli lunghi castano chiaro, la sua carnagione era bianchissima e aveva degli occhi color acqua marina in cui Modigliani si perse fin dal primo istante in cui la vide.

Amedeo aveva invece un'anima propria dell'artista ribelle; era l'opposto di Pablo Picasso che nello stesso periodo faceva fortuna ed ebbe subito un grandissimo successo. Modigliani, detto Modì, era incompreso e il suo stile di vita non accettato. Assumeva droga, portava sempre con sé hashish e faceva uso di cocaina. Inoltre aveva il vizio dell'alcol: beveva assenzio e soprattutto molto rum. Tutto questo aggravava le condizioni di salute: la droga e l'alcol erano però l'unico modo per trovare sollievo dai dolori insopportabili provocati dalla tubercolosi e dalla meningite.

Anche per tali ragioni, oltre che la differenza di età, la famiglia di Jeanne non condivideva la relazione con il pittore e la giovane si trovò presto a dover scegliere tra l'amato e una vita serena da nobildonna che gli assicurava l'agiata famiglia: ovviamente vinse l'amore.

Modì e Jeanne da allora vissero insieme nella felicità e presto ebbero una bambina. Intanto Modigliani realizzò moltissimi ritratti dell'amata i quali sono una testimonianza visibile della loro intimità e passione, mostrando tutta la grazia e la bellezza che l'artista vedeva in lei. Celebre è anche il dipinto realizzato da Jeanne, posto all'inizio di questo percorso, in cui ritrae l'innamorato mentre è perso nel guardarla. Questi ritratti, che in totale sono più di venti, rendono ancora oggi eterni i loro sguardi pieni d'amore.

Passò del tempo e Jeanne rimase di nuovo incinta, ma le condizioni di Modì peggiorarono. L'artista voleva sposare il suo amore, ma non ci riuscirà mai anche perché non si curò, rassegnato dalla convinzione che non ci fosse alcuna speranza; nulla lo poteva salvare e così continuò a bere per non sentire troppo dolore. Stava malissimo e non c'era nessuna cura, però non voleva farlo sapere a Jeanne per non farla soffrire durante la gravidanza. Lavorò molto in quel periodo così come durante tutta la sua breve vita, come se fosse a conoscenza della sua morte precoce. Alla fine fu costretto a ricoverarsi in ospedale mentre Jeanne, all'ottavo mese, non riusciva ad accettare di perderlo così presto; credeva che il suo amore sarebbe riuscito a riprendersi per vivere ancora tanto nella felicità con lei, la loro bambina e il futuro nascituro.

Durante un gelido inverno, alle prime ore del mattino del 24 gennaio 1920, Modigliani morì e l'amata gli fu vicino per tutta la lunga agonia. Morì con Jeanne accanto, il suo grande amore che non riuscì mai a sposare. La ragazza era così affranta, logorata dal dolore, non poteva vivere senza di lui. Nessuno si prese cura di lei, neanche i genitori. L'unico pensiero che la consolava era il poterlo raggiungere presto, così, due giorni dopo la morte del pittore, Jeanne si suicidò gettandosi dalla finestra del quinto piano. Voleva tornare da lui, portando nel suo grembo il frutto del loro amore, come per continuare il viaggio. Aveva deciso di non aspettare il parto perchè il bambino sarebbe cresciuto senza genitori e forse senza nessuno che se ne prendesse cura, in un futuro incerto e difficile.

Da quel momento il loro amore volò via nell'eternità, nel per sempre; molti non condividono la scelta della ragazza e condannano la loro passione, come fece la famiglia stessa di Jeanne, ma nel mistero della vita e dell'amore, in un qualche luogo sconosciuto, possiamo essere certi che Modì e la sua amata sono insieme per continuare il loro viaggio; forse nella felicità degli anni in cui convissero, o magari nel dolore, ma con la serenità di essere ancora uniti, qualunque cosa accada. La realtà lascia così spazio alla fantasia, all'emozione che fa provare questa storia tanto simile alla vicenda di altri due innamorati, Paolo e Francesca, e che ci spinge a lasciarci trasportare dai sentimenti, perché la verità è che non bastiamo a noi stessi, abbiamo il bisogno di dividere la vita con qualcuno perché il tutto prenda un senso. Noi dipendiamo totalmente da un'altra persona e la vita, in un modo o nell'altro, ce la farà incontrare.

Il funerale di Modigliani fu una cerimonia imponente; la grandezza dell'artista fu riconosciuta subito dopo la morte, soprattutto per la vicenda amorosa di cui era stato protagonista. Così anche chi non apprezzava la sua arte portò un ultimo saluto all'anima di quel ribelle pittore dal cuore tanto grande. Era presente alla cerimonia anche Pablo Picasso.

I familiari di Jeanne fecero invece un funerale privato e non vollero seppellire il corpo vicino a quello di Modigliani. Nel 1930, però, grazie ad un pittore amico di Modì, Jeanne venne trasferita accanto all'amato. Il suo epitaffio recita: "Devota compagna sino all'estremo sacrifizio".


"Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo, se sapremo darci l'un l'altro senza sapere chi sarà il primo e chi l'ultimo... Allora sarà amore e non sarà stato vano aspettarsi tanto".

Pablo Neruda

Amore e Psiche è il capolavoro di Antonio Canova, scultore e pittore, massimo esponente del Neoclassicismo. L'opera, conservata al museo del Louvre di Parigi, raffigura uno dei momenti più romantici della celebre favola di Apuleio, contenuta nelle sue Metamorfosi. Si vedono due innamorati abbandonati ai loro più intimi sentimenti e alla loro passione amorosa; Amore è chinato delicatamente verso Psiche e sta per baciarla. Canova sospende eternamente questo magico momento in cui la giovane contempla il viso dell'amato e le loro bocche si stanno per congiungere; la donna alza elegantemente le braccia che sfiorano il capo di Amore. I due amanti sono rapiti uno nella bellezza dell'altra. Quest'attimo è carico di emozioni e la passione è forte più che nell'atto d'amore stesso. Attraverso i loro occhi si vede tutto il coinvolgimento emotivo e le anime piene di amore vero perché "Amore guarda non con gli occhi ma con l'anima" come afferma William Shakespeare.      

La favola di Amore e Psiche narra di una bellissima fanciulla, Psiche, figlia di un re e di una regina, che non riusciva a trovare marito. Era così bella tanto che alcuni pensavano fosse l'incarnazione di Venere, perciò tutti l'adoravano come se fosse una divinità, trascurando così la dea Venere. Questa, invidiosa della ragazza, chiese aiuto al suo figlio prediletto, Amore. La vendetta progettata da Venere consisteva nel fare innamorare Psiche dell'uomo più brutto della terra, in modo da ricoprirla di vergogna a causa di questa relazione. Amore, però, appena vide Psiche, rimase incantato dalla sua bellezza e fece cadere la freccia sul suo stesso piede, così che si innamorò perdutamente di lei. Da quel momento non poté più starle lontano. Ogni notte andava da Psiche senza mai farsi vedere in volto perché doveva nascondersi dalle ire della madre Venere che li avrebbe puniti. Amore diceva a Psiche che era il suo sposo, ma lei non avrebbe dovuto chiedergli chi fosse e non poteva nemmeno vederlo. Però la ragazza si innamorò di lui, lo amava veramente, i loro incontri nella notte erano pieni di passione, un sentimento che travolgeva i sensi dei due innamorati, un amore che nessun mortale aveva mai conosciuto prima. Psiche amava Amore ad occhi chiusi, senza vederlo, lo amava con tutta l'anima; ciò rappresenta la forza dell'amore spirituale, più intenso ed emotivo rispetto a quello carnale. Il loro amore era qualcosa di magico e di eterno. Un giorno, però, le sorelle di Psiche la istigarono a scoprire il volto del suo amato e intanto i genitori le lessero ciò che scriveva un oracolo: "Come a nozze di morte vesti la tua fanciulla ed esponila, o re, su un'alta cima brulla. Non aspettarti un genero da umana stirpe nato, ma un feroce, terribile, malvagio drago alato che volando per l'aria ogni cosa funesta e col ferro e col fuoco ogni essere molesta. Giove stesso lo teme, treman gli dei di lui, orrore ne hanno i fiumi d'Averno e i regni bui". Così la giovane, per il terrore che l'amato fosse un terribile mostro e per le provocazioni delle sorelle, cedette, e una notte, mentre Amore dormiva, avvicinò una lampada al suo volto scoprendo tutta la sua bellezza che la lasciò senza fiato. Ciò che immaginava, amandolo senza poterlo vedere, era diventato realtà, proprio come lo aveva sognato e forse ancora più bello, fino a quando Amore si svegliò improvvisamente e, spaventato per ciò che era accaduto e per quello che avrebbe fatto sua madre Venere, scappò lasciando Psiche da sola. Venere scatenò la sua ira sulla giovane, la quale fu sottoposta a diverse prove che però riuscì a superare. Allora la dea assegnò a Psiche la prova più difficile: doveva scendere negli inferi e chiedere alla dea Proserpina un po' della sua bellezza. Psiche ricevette dalla dea un'ampolla, ma quando l'aprì scoprì che al suo interno non vi era la bellezza ma il sonno più profondo in cui la ragazza cadde provocando la tristezza infinita di Amore che non poteva stare senza di lei. Provò a svegliarla pungendola con una delle sue saette, non resistendo al desiderio di riunirsi all'amata. Alla fine Zeus, mosso da compassione per la vicenda di questi due innamorati, decise di riunirli perché il loro sentimento era vero; tanto profondo da superare le difficoltà incontrate fino a quando un aiuto più grande, un altro gesto d'amore, era necessario per rendere eterna la loro relazione. Questa favola insegna anche che l'amore porta amore: Apuleio compone così una delle storie d'amore più alte e Canova rappresenta e scolpisce per sempre l'attimo d'amore più bello della storia nel quale Amore si china a baciare l'amata Psiche appena risvegliatasi dal sonno mortale in cui era caduta.  


"Non vissi indarno, poscia che quella bocca alla mia bocca premer fu dato".

Giacomo Leopardi

L'opera simbolo del Romanticismo italiano è sicuramente Il bacio di Francesco Hayez, pittore veneziano ammiratissimo dai contemporanei e da rilevanti personaggi come Alessandro Manzoni il quale si fece ritrarre da Hayez e affermava che la sua pittura romantica non nasceva da idee filosofiche, ma dal puro sentimento. Il bacio, custodito a Milano nella Pinacoteca di Brera, è infatti diventata nell'immaginario collettivo l'opera che meglio raffigura la passione e la più classica rappresentazione di una scena d'amore. Hayez è celebre soprattutto per i quadri sentimentali: dipinse anche L'Ultimo bacio di Romeo e Giulietta ispirandosi alla scena del dramma di Shakespeare in cui i due innamorati si devono separare. Importante è questo quadro perché affronta la stessa tematica del Bacio: esprime all'osservatore un senso di movimento; i due amanti sono congiunti per un attimo che il pittore sospende eternamente, mentre le bocche si sfiorano e Romeo sta per andarsene lasciando l'amata con la malinconia, ma con la convinzione che si ritroveranno per stare sempre insieme. Gli occhi chiusi e abbandonati all'emozione di Giulietta, indicano tutto il suo trasporto emotivo e la speranza di rivedere l'amato e di riunirsi a lui. Il Bacio, realizzato più avanti, nel 1859, se osservato attentamente, fa presagire un dolore imminente, una inevitabile partenza dell'amato e la conseguente nostalgia incolmabile della donna. Inoltre, sullo sfondo, alla sinistra della scena principale, si vede un'ombra inquietante che sembra di qualcuno da cui il ragazzo deve scappare. La sua gamba sinistra appoggiata sul gradino e il modo in cui tiene con la mano la testa dell'amata, rendono il momento del bacio un breve, ma intenso istante che separa il loro amore ma lo mantiene vivo per sempre, perché, qualunque cosa possa accadere, l'importante è ciò che hanno provato incontrandosi e ciò che hanno vissuto. Quello che succederà dopo la fuga resta un'incognita per chi osserva l'opera, ma il contesto medievale e i dettagli nascosti nel dipinto rendono paragonabile questa vicenda a quella di Paolo e Francesca, narrata da Dante nel canto V dell'Inferno. Questa ipotesi è confermata anche dall'interesse manifestato dagli artisti romantici nei confronti delle tematiche letterarie dei più grandi autori del passato.


"Quei giuramenti, quei profumi, quei baci infiniti, rinasceranno"...

Charles Baudelaire

Il percorso artistico - letterario che ho deciso di realizzare cerca di toccare, attraverso le opere d'arte e le citazioni scelte, ogni forma dell'amore e si conclude con ciò che ha voluto esprimere Robert Doisneau in Bacio davanti all'hotel De Ville, un'opera molto moderna, dei nostri giorni, una fotografia. Vediamo una giovane coppia che si lascia andare in un intenso bacio, ignara di ciò che accade intorno, nelle caotiche vie di Parigi. I passanti appaiono indiferrenti e sembrano non accorgersi del profondo gesto d'amore che accade lì vicino a loro. Doisneau raffigura i due innamorati isolati dalla realtà, in un mondo a parte, vuole mostrare come sfondo il resto della foto; solo la coppia sta vivendo davvero. Ciò che trasmette l'opera è un messaggio molto importante, di speranza, così come quanto espresso da Baudelaire, e si ricollega anche alla frase introduttiva di Paulo Coelho: fino a che due sguardi si incroceranno con la potenza che ogni opera di questi grandi artisti trasmette, la vita non avrà fine, ci sarà ogni giorno un motivo per viverla, nonostante le mille difficoltà e un mondo attorno che sembra essersi dimenticato il valore dell'amare. L'opera vuole dirci che anche oggi l'amore vero esiste e sarà così per sempre, che dobbiamo amare senza misura, senza chiedere nulla in cambio, solo perché è bello e ci rende felici. Se sapremo difendere tutto ciò, se nella notte vedremo splendere le luci degli innamorati e noi stessi faremo brillare il cielo, se porteremo per le strade la gioia e doneremo la speranza nel cuore dei passanti, il mondo sarà sempre colorato e pieno di vita. Finché c'è un Sole che nasce all'orizzonte, un fiore che emana il suo profumo nell'aria; finché c'è una storia d'amore che sopravvive e fa sognare come quelle di queste opere d'arte, allora varrà davvero la pena vivere fino in fondo...  

"Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere.

Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere".

Robert Doisneau