Il mio amore per te

Dicono che durante la nostra vita abbiamo due grandi amori. Uno con il quale ti sposerai o vivrai per sempre, può essere il padre o la madre dei tuoi figli: con questa persona otterrai la massima comprensione per stare il resto della tua vita insieme. E dicono che c’è un secondo grande amore, una persona che perderai per sempre. Qualcuno con cui sei nato collegato, così collegato, che le forze della chimica scappano dalla ragione e ti impediranno sempre di raggiungere un finale felice. Fino a che un giorno smetterai di provarci, ti arrenderai e cercherai un’altra persona che finirai per incontrare. Però ti assicuro che non passerà una sola notte senza aver bisogno di un altro suo bacio, o anche di discutere una volta in più. Tutti sanno di chi sto parlando, perché mentre stai leggendo queste righe, il suo nome ti è venuto in mente. Ti libererai di lui o di lei e smetterai di soffrire, finirai per incontrare la pace, però ti assicuro che non passerà un giorno in cui non desidererai che sia qui per disturbarti. Perché a volte si libera più energia discutendo con chi ami, che facendo l’amore con qualcuno che apprezzi.

Paulo Coelho

Regina per anni aveva sofferto indicibilmente, momenti difficilissimi e un tentativo di suicidio ne avevano segnato la vita dopo che il suo amore l'aveva lasciata, senza nessuna spiegazione. Col tempo cercò di dimenticare e riuscì a rifarsi una vita sposando un altro uomo.

Søren fu scosso da questa notizia, lacerato dal rimorso condusse un'esistenza solitaria dedita allo studio e alla scrittura di libri destinati a cambiare la filosofia; lei non capiva perché non andasse a parlarle, a spiegarsi, lo osservava passeggiare malinconico per le vie di Copenaghen... Il suo cuore celava qualcosa di grande, una ragione incomprensibile, un sentimento tormentato e sofferto di un'anima complicata che può essere ben espressa dalla pittura di Edvard Munch, artista che pochi anni più tardi visse esperienze simili a quelle del filosofo e destinato anch'egli a lasciare un segno indelebile, a cambiare per sempre la storia dell'arte.

Quando si analizzano le opere di personalità così rilevanti è raro non trovare anche delle vicende umane che ne hanno segnato l'esistenza, nel bene e nel male, degli episodi così intensi capaci di stravolgere la loro vita e di toccarci il cuore quando ne leggiamo il racconto. È la storia d'amore tra Søren Kierkegaard e Regina Olsen...

"Se si domanda a un malinconico quale ragione egli abbia per esser così, cosa gli pesa, risponderà che non lo sa, che non lo può spiegare. In questo consiste lo sconfinato orizzonte della malinconia".

Era il 12 settembre 1841 nella cittadina di Gilleleje, un villaggio di pescatori situato in Danimarca, e un uomo gracile, alto, pallido, con cappello a cilindro e bastone si trova sul suo scoglio, dove è solito recarsi a pensare, in cerca di solitudine, ad osservare l'immenso del mare e del cielo in cui perdersi.

"Quest'angolo è stato sempre fra i miei preferiti. E quando io mi trovavo lì in una sera tranquilla, quando il mare con una gravità calma ma profonda intonava il suo canto, quando l'occhio non s'imbatteva nel più tenue velo sull'immensa superficie ed il mare non aveva per limite che il cielo ed il cielo il mare, quando nel retroterra l'attività incessante della vita s'andava spegnendo e gli uccelli cantavano sul vespero la loro preghiera... spesso vedevo sorgere dalle tombe e venirmi incontro i miei cari morti, o meglio mi sembrava che morti più non fossero. In mezzo a loro mi trovavo così bene: un vero riposo fra le loro braccia, come se mi sentissi anch'io senza corpo e mi librassi con essi in un etere superiore. Ed ecco che il grido rauco del gabbiano mi scuoteva ricordandomi che ero solo; e mentre tutto svaniva dai miei occhi ed il cuore si faceva gonfio di malinconia, tornavo a mescolarmi al brusio del mondo senza tuttavia obliare quei momenti di felicità".

È in questo contesto romantico che tanto richiama il Viandante sul mare di nebbia di Friedrich che Søren Kierkegaard sviluppò la teoria sul Singolo, posta alla base della sua filosofia e della corrente di pensiero novecentesca dell'esistenzialismo. In un'epoca dove dominava la riflessione oggettiva della filosofia di Hegel, Kierkegaard contrappose la riflessione soggettiva, ponendo quindi l'attenzione sulla singola esistenza, perché il singolo è superiore al genere; questa fu la svolta della sua filosofia.

"In ogni campo e per ogni oggetto sono sempre le minoranze, i pochi, i rarissimi, i Singoli quelli che sanno: la Folla è ignorante".

Inoltre ha combattuto tutta la vita contro la pretesa di identificare uomo e Dio, affermando l’infinita differenza qualitativa tra il finito e l’infinito, tra l’uomo e Dio.

Quel giorno, però, seduto sullo scoglio, l'unico pensiero nella mente del filosofo è Regina, la sua fidanzata, con cui stava insieme da un anno quando, il giorno 8 settembre del 1840, era corso dal padre di lei per dichiarare il suo amore e chiedere la mano della ragazza diciottenne, l'unica che poteva capirlo e renderlo felice. Lei era davvero innamorata e il padre, colpito dalla decisione e dal desiderio con cui quel ragazzo dai modi strani si era dichiarato, acconsentì al fidanzamento per la gioia dei due giovani.

Fa un gran freddo in riva al mare, ma Søren sembra impassibile, preoccupatissimo nella sua malinconia, come se sentisse sulle spalle tutto il peso del mondo e il presagio di una minaccia terribile.

“Ci sono uomini il cui destino deve essere sacrificato per gli altri, in un modo o nell'altro, per esprimere un'idea, ed io con la mia croce particolare fui uno di questi”.

Kierkegaard era l'ultimo di sette figli, come la sua Regina; cinque dei fratelli morirono però quando lui non era ancora ventenne. Venne educato nel clima di una religiosità severa da un padre anziano che prima di diventare un ricco mercante era stato un umile pastore che un giorno aveva maledetto Dio per la sua condizione di povertà. La morte dei cinque figli e quella prematura della prima moglie aveva portato il padre alla convinzione di essere stato maledetto da Dio; colpa gravata su di lui anche per l'essersi risposato in poco tempo con un'altra donna, Ane Sørensdatter Lund, che sarebbe diventata la madre di Kierkegaard.

La perdita dei fratelli sconvolse il giovane Søren che parlerà nel Diario di un “grande terremoto” che si produsse a un certo punto della sua vita e che lo costrinse a mutare il suo atteggiamento di fronte al mondo, diventando un uomo profondamente malinconico.

“Fin dall'infanzia sono preda della forza di un'orribile malinconia, la cui profondità trova la sua vera espressione nella corrispondente capacità di nasconderla sotto apparente serenità e voglia di vivere”.

Kierkegaard accenna soltanto vagamente alla causa: “Una colpa doveva gravare su tutta la famiglia, un castigo di Dio discendere su di essa; essa doveva scomparire, cancellata come un tentativo mal riuscito dalla potente mano di Dio”.

Nel Diario, e sul letto di morte, parla di una “scheggia nelle carni” che è stato destinato a portare. Visse costantemente sotto il segno di questa oscura minaccia: è il filosofo dell'angoscia.

"L'angoscia è la vertigine della libertà"; è la condizione naturale dell'uomo in quanto nella vita siamo chiamati a compiere delle scelte che però ne precludono infinite altre. Infatti ogni possibilità è sempre, oltre che "possibilità che sì" anche "possibilità che non": questo implica la possibile nullità di ciò che è possibile.

La vita stessa se viene vissuta, la si distrugge, Søren ne è così convinto che non riesce a vivere. Se amasse Regina come vorrebbe e vivessero insieme per sempre, quella vita non sarebbe niente, proprio in quanto vissuta, ma solo un lento viaggio verso l'oblio e il loro amore un sentimento che dalla felicità iniziale è destinato alla fine, a non essere nemmeno ricordato.

Ormai Søren è deciso, si alza dal suo scoglio e torna a Copenaghen, deve andare da lei. Sente una stretta allo stomaco, non vorrebbe mai farla soffrire e sa di non poter vivere senza di lei, ma non c'è soluzione, deve rompere il fidanzamento. Ama da morire Regine, vorrebbe amarla nell'infinito. Non può rischiare di vederla vittima della sua stessa maledizione, non avrebbe mai sopportato che per causa della propria presunzione di essere felice l'amata e i suoi figli avrebbero passato una vita sotto il segno di quella minaccia che derivava dal castigo di Dio nei confronti di suo padre. Così fece in modo che cadesse su di lui la colpa per la fine della relazione.

"Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi quando le cose non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene. Forse si sta meglio, o forse no. Però mi è venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perché, sai, a volte io me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così. Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te".

Regina lo guardava tutti i giorni da lontano mentre camminava per le vie di Copenaghen; era cambiato, sembrava in preda alla follia, solitamente si intratteneva con la gente che incontrava per strada, ora invece si era isolato da tutti, si sentiva triste e incompreso, conduceva una vita solitaria, scrivendo molti libri che non firmava mai, come se non volesse nemmeno esistere. Sembrava però consapevole di non potercela fare senza di lei, l'unica cosa bella che gli era capitata, e ogni giorno la ragazza sperava vederlo tornare di corsa, come quando era andato da suo padre per stare con lei. Søren avrebbe voluto farlo, ci pensava costantemente, ma poi si ricordava della maledizione, le voleva troppo bene...

Arrivata la primavera ogni tanto tornava in riva al mare sul suo scoglio, ma nessun luogo riusciva a dargli serenità, in quel mare infinito si perdeva ora nel rimorso e nel dolore. Fece ritorno senza più una ragione a Copenaghen dove gli venne riferita la partenza di Regina che doveva seguire il marito per un lungo viaggio.

Søren capì che era l'ultima occasione per vederla, per spiegarle il motivo del gesto per cui anni prima aveva separato il loro amore. Corse con tutte le forze che gli erano rimaste, non la trova. Disperato non sa cosa fare e piange. D'improvviso sente una voce che lo chiama e la vede, Regina era lì, lo cercava e aveva anche lei qualcosa da dire: "Ti ho perdonato. Non ho mai smesso di amarti. Dio ti benedica, spero tutto il meglio per te". Søren rimase immobile e non riuscì nemmeno a risponderle, si portò la mano al cappello in segno di saluto e la guardò partire in silenzio. Solo quando era lontana riuscì a riprendersi e a sussurrare piano: "Ti amo, tutto il mio amore è per te". 

Era il 17 marzo 1855, poco tempo dopo Kierkegaard sviene mentre passeggia per la strada; ricoverato, muore a soli 42 anni per cause misteriose, si dice per l'incidente e per le fragili condizioni di salute. Muore di dolore.

Regina tornò dal viaggio nel 1860; una volta a Copenaghen si mette in cerca dell'amato, scopre che le ha lasciato in eredità tutto ciò che aveva: i suoi libri, i risparmi, la casa; come se fosse sua moglie, come se avessero potuto vivere insieme.

Il dolore era grandissimo, insopportabile, ancora più di quando Søren l'aveva lasciata, non capiva il motivo dello scorrere così veloce del tempo senza mai una spiegazione delle loro vite separate, ma così legate da non riuscire a perdersi mai definitivamente... In quel momento sentiva di averlo davvero perso, rimpiangeva l'essere partita, il suo matrimonio, il mondo non aveva più alcun senso.

La mancanza di una qualche ragione era paradossalmente essa stessa l'unico motivo di esistere, il loro destino era diverso da ogni altro; voleva conoscere più a fondo Søren per rimediare agli anni persi e al fine di ritrovare sé stessa; iniziò quindi a leggere i suoi libri e i testi più intimi che le aveva lasciato. Grazie ad essi giorno dopo giorno trovava sollievo, capiva che lei era oggetto di un destino più grande e di un amore unico. Søren le aveva dedicato tutte le opere, alcune pagine del suo Diario erano intitolate Il mio rapporto con lei. Decise di recarsi a Gilleleje, quella cittadina tanto cara all'amato e si sedette sul suo scoglio. Iniziò a leggere:

"Quanto a me, la legge di tutta la mia vita è che lei ritorna in tutti i punti decisivi... Graziosa ella era veramente la prima volta che la vidi: graziosa nel suo abbandono, era commovente in senso nobile, non senza una certa sublimità nell'ultimo momento della separazione. Infantile da principio alla fine e, malgrado la testolina furbetta, una cosa trovai sempre in lei, una cosa che vale per me un elogio eterno: silenzio e interiorità. E un potere essa aveva: uno sguardo adorante, quando supplicava, che avrebbe potuto commuovere i sassi. E sarebbe stata una beatitudine poter incantarle la vita, una beatitudine il vedere la sua beatitudine indescrivibile".

L'aria di quel luogo, il rumore del mare e del vento le portavano un'immensa serenità, il dolore si trasformava pian piano in ricordo. Era come se quel posto parlasse di lui e dei suoi pensieri che rivolgeva costantemente all'amata; quel paesaggio in qualche modo riconosceva Regina e lei si sentiva a casa, protetta, probabilmente senza tutto ciò non ce l'avrebbe fatta a sopravvivere. Quando Søren l'aveva lasciata, Regina sentiva inconsciamente dentro di sé che c'era una motivazione, sapeva che non smetteva un solo momento di volerle bene ed ora ne aveva conferma dagli scritti.

Era stata fortunata, nessun'altra donna aveva avuto un'influenza così determinante sul pensiero di un filosofo; addirittura il loro rapporto diventava fondamentale per comprendere a fondo la personalità di Kierkegaard.

Tornava spesso a Gilleleje, tutte le volte con qualcosa da leggere; capì della maledizione, Søren si era fatto da parte per non condannare anche lei, aveva lasciato che tutti lo credessero un uomo senza cuore solo per lei, per amore. Regina si sentiva bene in quei momenti, amata come nessun'altra, l'unica mancanza era il non poterlo avere lì con sé mentre guardava l'orizzonte, avrebbe voluto ringraziarlo e dirgli che lo amava con tutta sé stessa.

Søren, quell'uomo riservato, timido, gracile, che con la sua filosofia aveva tanto sostenuto la differenza incolmabile tra l'uomo e Dio, tra il finito e l'infinito, grazie al suo amore aveva compiuto un primo passo per colmare quella distanza, era diventato parte dell'eterno e ha insegnato senza saperlo ad ognuno di noi che nella vita è possibile avvicinarsi all'immenso, a ciò che non riusciamo a comprendere osservando la vastità del cielo, ma di cui ci sentiamo parte. Il suo amore non sarà mai dimenticato da Regina, proprio questo sentimento le aveva dato tanta forza e voglia di vivere. Vivere anche per lui, per la loro storia d'amore, perché a volte la vita separa le persone per farle capire quanto siano importanti l'una per l'altra. Adesso sapeva di non averlo perso e che lo avrebbe rincontrato per stare insieme a lui per sempre. Si sentiva vicino a Søren come mai prima mentre si perdeva nel ricordo osservando il mare, e forse proprio in quel momento, nel suo luogo tanto caro, lui tornava davvero a farle compagnia e insieme, nel silenzio, ora non si sarebbero più lasciati...     

"La mia vita esprime ch'essa era l'unica amata: tutta la mia esistenza di scrittore la deve mettere in luce. E se non sarà prima, nell'eternità essa certamente mi comprenderà"...