Menandro

Menandro, nato intorno al 342 a.C. da una famiglia di nobili origini, è stato un importante commediografo greco.
Rispetto ad Aristofane, che incentrava la commedia sulla presa in giro del protagonista, occupandosi spesso delle vicende politiche, Menandro, il cui teatro iniziò a farsi largo settant'anni dopo la morte del predecessore, era un comico molto sottile, che usava l'ironia al fine di far sorridere lo spettatore. Attraverso l'indagine della società e dei suoi comportamenti, Menandro guarda con un sorriso benevolo l'agire umano. Il suo eroe comico incarna la debolezza e la fragilità di tutti gli uomini; era dunque maggiormente attento alla parte psicologica dei personaggi.
Il suo stile influenzerà il teatro latino, in particolare un autore come Terenzio, che riprenderà temi quali l'innamoramento contrastato, lo scambio di persona e il lieto fine, spesso culminante nel matrimonio.
Un'altra differenza con il teatro di Aristofane è il Coro, quasi del tutto assente in Menandro e sostituito con degli intermezzi musicali.

Il misantropo

La commedia è nota anche come Dyskolos, cioè "scorbutico" o "bisbetico", titolo però meno appropriato rispetto a misantropo, in quanto il protagonista Cnemone viene presentato nel prologo, recitato dal dio Pan, come un uomo che "da quando è nato non ha mai scambiato volentieri una parola con nessuno".
Presentata alle Lenee del 316 a.C. nelle quali vinse il primo premio, è l'unica dell'autore giunta sino a noi.
Il dio Pan ha fatto innamorare Sostrato, giovane di ricca famiglia, di una ragazza di campagna, figlia del vecchio Cnemone. Quest'ultimo vive con la sua unica figlia e la serva Simiche. La moglie, separatasi da lui, si è trasferita a casa di Gorgia, il figlio nato dal suo primo matrimonio.
Cnemone vive cercando di evitare qualsiasi contatto con il mondo esterno. Sostrato, entrando in scena raccontando dell'innamoramento, decide di mandare un servo, Pirria, a parlare con Cnemone per dichiarare il suo sentimento. Subito dopo arriva il servo dicendo di essere stato scacciato dal vecchio prima ancora di poter parlare.
Cnemone irrompe sulla scena esprimendo tutto il suo disprezzo verso il prossimo; così Sostrato rinuncia a parlarci e decide che sarà il suo servo Geta, molto astuto, a farlo.
Gorgia sospetta di Sostrato, ma egli ripete le sue buone intenzioni riuscendo a conquistarsi la sua amicizia, offrendosi anche di lavorare con il futuro suocero nei campi per conoscerlo meglio.
Intanto la madre di Sostrato prepara un sacrificio in onore di Pan vicino alla casa di Cnemone, il quale, vedendo la folla, decide di restare in casa. Sostrato, sfinito dal lavoro dei campi, per giunta inutile in quanto il padre dell'amata non si è visto, decide di invitare al sacrificio anche il suo nuovo amico Gorgia.
Nella scena successiva si scopre che Cnemone, nel tentativo di recuperare un'anfora fatta cadere dalla sua serva Simiche in un pozzo, è caduto anch'egli e rischia di annegare. Per salvarlo intervengono Gorgia e Sostrato. Cnemone decide allora di dare in sposa la figlia a Sostrato.
Nel finale avviene anche un secondo matrimonio, quello tra la sorella di Sostrato e Gorgia. Durante il doppio banchetto nuziale il servo Geta e il cuoco Sicone costringono Cnemone a partecipare alla festa beffandosi di lui.
Il tema principale della commedia è quello dell'intreccio amoroso con lieto fine; si nota come invece le tematiche politiche non interessino a Menandro, sebbene sembri qui tentare di superare le divisioni tra le diverse classi sociali, promuovendo matrimoni interclassisti.
Cnemone rappresenta il mito infantile e surreale dell'autosufficienza dell'individuo; nonostante ciò è un personaggio capace di riscuotere solidarietà nel pubblico.