Perché taccia il rumor di mia catena

Sonetto scritto per Isabella Roncioni in cui avvertiamo da subito un sentimento amoroso sofferto, tipicamente romantico, espresso dalla metafora della catena, che porta il poeta alle lacrime anche solo nel pensare a lei. Nella seconda quartina vi è un richiamo a Petrarca, quando l'autore affida le sue sofferenze al fiume dove si reca nelle notti insonni. Il silenzio è diventato insopportabile e il non poter esprimere ciò che sente nel cuore gli provoca angoscia. Più serene sono le terzine in cui il tormento sembra placarsi nella visione femminile. La fanciulla viene celebrata come una creatura divina; ha gli occhi azzurri, i capelli lucenti e profumati, la bocca rosea e la pelle candida. La voce dell'amata, conclude, gli insegnò a piangere per amore.

Perchè taccia il rumor di mia catena
Di lagrime, di speme e di amor vivo,
E di silenzio; chè pietà mi affrena
Se con lei parlo, o di lei penso e scrivo.

Tu sol mi ascolti, o solitario rivo,
Ove ogni notte Amor seco mi mena,
Qui affido il pianto e i miei danni descrivo,
Qui tutta verso del dolor la piena;

E narro come i grandi occhi ridenti
Arsero d’immortal raggio il mio core,
Come la rosea bocca e i rilucenti

Odorati capelli, ed il candore
Delle divine membra, e i cari accenti
M’insegnarono alfin pianger d’amore.

Madamoiselle Rivière - Jean-Auguste-Dominique Ingres - 1806