Blue Velvet

È uno strano mondo, Sandy...

Trama

Capolavoro assoluto del regista David Lynch datato 1986, Blue Velvet si divide, come gran parte delle pellicole del regista, fra trama investigativa che riprende le tematiche del noir e un abbandono surreale al mistero di quanto ci circonda, all'abisso dell'inconscio che pervade l'umano.
Sin dall'inizio del film il leitmotiv del brano "Blue Velvet" accompagna lo spettatore nella visione di una serie di immagini che vogliono mostrare un mondo felice dove regna l'armonia. Una staccionata bianca mette in risalto il cielo limpidissimo sullo sfondo e le rose rosse in primo piano, un pompiere saluta sorridente dal suo camion, infine dei bambini attraversano la strada sotto lo sguardo attento di un vigile. Questa quiete apparente, caratterizzata da un'ambientazione che sembra un ricordo d'infanzia del regista, si riflette anche nelle dimore della piccola cittadina di Lumberton, dove le vite trascorrono serenamente e con monotonia, senza alcun evento rilevante, tuttavia il male è prontamente in agguato, colpendo all'improvviso un signore intento ad innaffiare le piante del suo giardino. Forse morso da un insetto sul collo, l'uomo cade a terra colto da un malore. Si tratta del padre del protagonista, un giovane di nome Jeffrey, interpretato da Kyle MacLachlan, che a causa dell'incidente del genitore dovrà fare ritorno nella città natale.
Recatosi in ospedale, sulla via di ritorno si imbatte in un terreno abbandonato dove trova un orecchio umano, momento fondamentale da cui scaturisce un'indagine in cui sarà coinvolto personalmente, preda di eventi drammatici e onirici allo stesso tempo.
Jeffrey decide di consegnare l'orecchio al detective Williams, recandosi poi a casa sua per avere novità sulle indagini, mostrando il proprio interesse per i casi investigativi, passione che lo accomuna alla giovane e bellissima figlia del poliziotto, Sandy, interpretata da Laura Dern, un'attrice spesso presente nelle pellicole di Lynch. La ragazza si intrattiene con Jeffrey fuori casa per chiedergli se sia stato lui a trovare l'orecchio, parlandogli poi di una cantante, che lavora in un nightclub, della quale sente spesso parlare il padre durante le indagini, Dorothy Vallens, per il cui ruolo di primaria importanza Lynch scelse un'altra attrice a lui molto cara che qui recitò in modo magistrale: Isabella Rossellini.
Jeffrey, coinvolto nelle indagini come tipico del noir, è ormai deciso a capire di più sulle vicende tanto misteriose in cui si è trovato, così decide di recarsi presso l'abitazione della cantante fingendosi un addetto alla disinfestazione. Quando si trova nella casa della donna, un interno che diverrà una delle principali scenografie della pellicola, Jeffrey ruba la chiave dell'appartamento, notando poi un bizzarro personaggio vestito con una giacca gialla che ha suonato alla porta e ha scambiato qualche parola con Dorothy.
Alla sera Jeffrey e Sandy decidono di andare al nightclub dove lavora Dorothy, che vediamo in una malinconica e celeberrima esibizione della canzone "Blue Velvet", annunciata sul palco come "La signora in blu".

Prima che Dorothy torni, Jeffrey si reca nel suo appartamento, nascondendosi nell'armadio non appena la sente rientrare. La donna si spoglia e comincia a parlare al telefono nervosamente, quando il ragazzo viene scoperto. All'inizio Dorothy, spaventata, lo aggredisce, ma poi è incuriosita dal motivo per cui la stesse guardando. Sentendosi desiderata e credendo la sua un'attrazione fisica, gli chiede di spogliarsi e comincia un rapporto sessuale con il ragazzo, interrotto dall'ingresso in scena di uno psicopatico di nome Frank, che afferma di essere "papà" e chiama Dorothy "mamma". L'uomo esercita un'efferata violenza fisica e psicologica sulla donna, violentata sotto gli occhi di Jeffrey, nuovamente nascosto nell'armadio. Frank compie gesti animali, non riuscendo a tollerare la luce che lo circonda e il fatto di essere guardato dalla donna, inalando inoltre un gas con cui si droga al fine di eccitarsi, tutti elementi che denotano la follia che avvolge la sua psiche. Si scoprirà che Frank è il rapitore del marito e del figlio di Dorothy, un bambino che non si vede mai nel film ma che la donna continua a cercare disperatamente.
Il giorno seguente Jeffrey racconta a Sandy i fatti a cui si è trovato ad assistere e i due constatano che vivono proprio in un mondo strano, mentre il protagonista non si capacita di tutto l'orrore che esiste. Sandy cerca di rincuorarlo raccontandogli un sogno fatto la sera che si sono incontrati, nel quale il mondo appariva come un luogo oscuro e tenebroso per la mancanza dei pettirossi, il cui ritorno era portatore della luce dell'amore tramite il loro colore sgargiante, allusione al bene e alla speranza che non abbandonano mai l'umanità.
Jeffrey è più che mai diviso fra il sentimento per Sandy, già fidanzata, e l'attrazione per Dorothy, una donna dal fascino languido e materno. Una sera, tornato al nightclub, Jeffrey vede nuovamente Frank, che stringendo nella mano un lembo di velluto blu si commuove nell'ascoltare Dorothy.
Jeffrey si mette all'inseguimento di Frank in macchina, senza farsi vedere, scoprendo il suo legame in un losco affare con l'Uomo in giallo che aveva suonato alla porta della cantante. Ai due criminali si unisce un terzo personaggio, l'Uomo elegante.
Il ragazzo incontra Sandy per aggiornarla sul caso e i due si baciano con molta emozione, tuttavia la sera stessa Jeffrey si recherà da Dorothy e i due andranno a letto. In questa occasione la donna mostra il proprio squilibrio mentale chiedendo all'amante di farle male picchiandola. Jeffrey cerca di calmarla, ma nominando il bambino di lei e consigliandole di recarsi alla polizia la donna reagisce bruscamente, tanto che il ragazzo userà la violenza per fermarla. Sembra l'abbandono della propria innocenza per sprofondare anch'egli in quel vortice di follia e di male di vivere che attraversa il film.
Uscito dall'appartamento di Dorothy, Jeffrey è scoperto da Frank e dai suoi amici malviventi, i quali lo caricano in macchina insieme alla cantante per recarsi a casa di Ben, un curioso amico di Frank dalla faccia truccata di bianco, evidenti segni di abuso di droghe e dalle parvenze omosessuali, il quale sembra il gestore di un bordello dove è nascosto il figlio di Dorothy, che però non vediamo nemmeno in questa scena. Ben, su richiesta di Frank, si esibisce in playback nella triste canzone "In Dreams", prima che il gruppo di delinquenti porti nuovamente Jeffrey in macchina. Quest'ultimo, cercando di difendere Dorothy dagli insulti di Frank, viene massacrato con calci e pugni.

Tornato a casa Jeffrey continua a struggersi nel pensiero della violenza esercitata nei confronti di Dorothy, atto con cui si sente non meno colpevole di Frank e di tutti quei malfattori che l'hanno condotta a un'esistenza tanto tragica e dolorosa. Decide poi di recarsi alla polizia, dove ad una scrivania trova seduto, rimanendone scioccato, l'Uomo in giallo, a testimonianza della corruzione anche di coloro che dovrebbero garantire la sicurezza dei cittadini, in una drammatica corrispondenza fra criminali e forze dell'ordine. A questo punto il giovane si confida con il padre di Sandy, che convoca l'Uomo in giallo mentre Jeffrey e Sandy escono insieme. Mentre si trovano in macchina vengono inseguiti dal fidanzato di Sandy. Jeffrey riesce a raggiungere casa sua, dove d'improvviso compare nel giardino Dorothy, nuda e ferita. La cantante viene ricoverata, mentre piange il suo dolore abbracciata a Jeffrey per la disperazione di Sandy, il cui sogno d'amore sembra svanire in un momento.
Nel finale Jeffrey dichiara di voler tornare a casa della cantante e chiede a Sandy di fare arrivare il prima possibile suo padre e la polizia. Quando entra nell'appartamento si trova di fronte uno spettacolo tremendo, con l'Uomo in giallo ferito gravemente alla testa ma ancora in piedi pur essendo privo di sensi. Vicino a lui vi è il cadavere del marito di Dorothy, seduto su una sedia dove è stato legato e torturato, riconoscibile dall'orecchio mancante che ci riporta alla sequenza iniziale. Jeffrey prova a lasciare l'appartamento così che gli agenti trovino quanto ha appena visto, ma dalle scale vede l'Uomo elegante dirigersi verso di lui. Si tratta in realtà di Frank sotto mentite spoglie, il quale cerca per la casa il ragazzo per ucciderlo. Jeffrey, nell'armadio, riesce a difendersi sparando un colpo in testa al folle criminale proprio prima dell'arrivo del detective Williams.

Nella scena conclusiva Jeffrey si sveglia nel cortile di casa sua, dove vediamo suo padre guarito in compagnia del detective Williams. Sandy chiama a tavola, mentre la zia di Jeffrey si accorge di un pettirosso fuori dalla finestra. Ammirandone la bellezza, vede che ha nel becco un insetto e si domanda come mai si nutra di esseri così disgustosi. Si tratta dell'ennesimo mistero di un mondo tanto strano, nel quale però vi è ancora una speranza che emerge chiara e con commozione quando nel finale si vede Dorothy in un parco, seduta su una panchina, che abbraccia finalmente il suo bambino.

Analisi e interpretazione

Sulla linea sottile che divide sogno e realtà, tra inconscio e ricorso ad una trama investigativa che inserisce la pellicola fra i capolavori del post-noir, Blue Velvet è il film maggiormente riuscito di Lynch sotto molteplici punti di vista, dalla sceneggiatura alle scelte musicali sino ai costumi e alla recitazione di ogni personaggio. Colpisce l'armonia che lega onirico e surreale alle vicende del protagonista, Jeffrey, un giovane uomo alle prese con il proprio percorso di formazione, vera e propria iniziazione allo strano mondo degli adulti, che cela drammatici segreti, intrisa di risvolti filosofici su cui gioca sapientemente Lynch, autore di un'astrazione cinematografica dalla quale è impossibile non essere coinvolti in prima persona.
La percezione che l'intera pellicola si basi sul frutto dell'immaginazione del protagonista si avverte nella scena finale, quando l'inquadratura si sofferma sull'orecchio di Jeffrey, dalla cui mente sembra scaturire la sequenza surreale e inquietante di cui si ha avuto visione. L'orecchio risulta contemporaneamente il punto di partenza e d'arrivo della vicenda, una scelta capace di incuriosire lo spettatore, inevitabilmente desideroso di sapere il motivo di quel singolare ritrovamento. All'inizio è proprio il fermo immagine sull'orecchio che apre le porte ad un altrove tenebroso e spaventoso, una sorta di accesso ad un mondo sotterraneo dove gli insetti e i vermi sono soltanto la parte più esterna e marginale, emblema del male che affligge l'umanità e che si nasconde dietro infinite e sconosciute sfaccettature nelle quali si imbatterà il protagonista.
La passione per le indagini e la curiosità spingono Jeffrey ad essere coinvolto personalmente nell'enigma, rapito come da un istinto irrazionale dalla figura di Dorothy, la cui sensualità potrebbe essere una metafora di un complesso di Edipo mai superato dal giovane Jeffrey. Trovatosi in casa della cantante, il ragazzo si nasconde nell'armadio per non farsi scoprire, ma in lui emerge una forte componente di voyeurismo su cui insiste il regista e che ci affascina, perché in quel momento più che mai noi ci immedesimiamo nello sguardo e nello sgomento del protagonista, entrando nel suo mondo e quindi nel mondo della finzione, dell'immaginazione. Questo fortunato meccanismo del guardare senza essere visti avvicina Blue Velvet ad un film come La finestra sul cortile (1954) di Alfred Hitchcock, regista a cui Lynch è simile nella capacità di turbare lo spettatore ponendolo di fronte ad una dimensione di angoscia tanto concreta quanto inaspettata.
Sulla base delle teorie freudiane si direbbe che il film è dunque la maturazione di un giovane che diventa uomo, diviso fra l'erotismo che lo lega alla figura materna di Dorothy, nella quale, forse, egli riconosce se stesso - in questo caso sarebbe allora proprio lui il figlio rapito che è stato allontanato da lei - e dall'altra parte l'amore puro, platonico e adolescenziale nutrito nei confronti di Sandy.
Al contrario dei film noir, in cui il detective privato è solitamente diviso fra una donna salvifica e una femme fatale spietata e affascinante allo stesso tempo, in Blue Velvet Dorothy è una sorta di "musa malata", richiamando la poetica di Baudelaire, per cui Jeffrey prova pena, ma il cui dolore esercita una forza attrattiva su di lui, così come sullo stesso Frank, nella cui persona è rappresentato l'uomo negativo che potrebbe diventare il protagonista nel suo difficile percorso di crescita. Pur rischiando di precipitare nell'oscurità, travolto dalla forza del male nella scena del rapporto sessuale con Dorothy, Jeffrey riuscirà a non diventare come Frank e sceglierà il sincero sentimento per Sandy, non più la passione di un adolescente che coinvolge l'amata nella sua indagine privata per mostrare il proprio coraggio, bensì l'amore sicuro di un uomo che ha deciso nel finale di creare una famiglia e condividere insieme la vita nella quiete domestica.

Per quanto riguarda la componente musicale, è fondamentale soffermarsi sulle scene di canto, ricorrenti nella produzione di Lynch, e sulle parole delle canzoni, mai banali e scelte con cura dal regista. Prima fra tutte è la colonna sonora che conferisce il titolo al film, in una struggente interpretazione di Dorothy dal fascino ipnotico per Jeffrey ma anche per Frank, il quale la contempla stringendo un pezzo del vestito blu della donna, dove il blu è sinonimo di eleganza e oscuro mistero, ma anche dell'ambientazione notturna su cui è incentrata la maggior parte del film.
Un'altra precisa scelta, pienamente riuscita, è la canzone "In Dreams" di Roy Orbison, richiesta a Ben da Frank, il quale denota tutta la complessa psicologia di un criminale grottesco che compie gesti di una violenza spietata per poi perdersi nella commozione di alcuni brani nostalgici. Il pezzo afferma che solamente nei sogni vi è la possibilità di avere accanto la donna amata, di camminare e parlare con lei, in una breve illusione che si dissolve col sopraggiungere dell'alba. Acquista così sempre maggior valore l'ipotesi che Blue Velvet altro non sia se non un sogno, in un filo rosso onirico che, passando per Strade perdute (1997), Mulholland Drive (2001), dove a seguito di una simile scena di canto in playback capiamo alla fine con chiarezza che quanto abbiamo visto è frutto della fantasia della protagonista, arriverà sino a Inland Empire (2006), un vero e proprio flusso di coscienza interiore senza apparente filo logico né soluzione, capolavoro che scardina il linguaggio cinematografico e ogni regola di sceneggiatura.

Nel finale, come detto, l'inquadratura dell'orecchio di Jeffrey suggerisce l'uscita dal sogno, la fine di un incubo, ma parallelamente, ed ipoteticamente, anche il percorso contrario. Quale sia la realtà è difficile capirlo, ma nel dialogo conclusivo, nel ritorno dei pettirossi come allusione all'amore, nel padre ormai guarito e nella serenità familiare, sembra trapelare la vera felicità.
Come nell'esordio, rivediamo il pompiere salutare, la staccionata bianca su cui spiccano le rose rosse, infine il bambino che finalmente riabbraccia la sua mamma: è qui, allora, che sembrano davvero spiegarsi quei "misteri d'amore" di cui parla la canzone di Julee Cruise, in sottofondo, che ci accompagna dolcemente sino all'epilogo.


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