I bambini sono come i poeti: quando siedono a una scrivania, non toccano terra coi piedi...

Stanislaw Jerzy Lec

Durante i mesi di aprile - maggio del 2016, ho avuto l'opportunità di partecipare al progetto Inferno presso la scuola elementare "Marie Curie" di via Guicciardi a Milano, realizzato dalle maestre Anna Maria Di Caro, Paola Mombelli e Giovanna De Cet.

Finalizzato a realizzare lo spettacolo di fine anno e una mostra da allestire nella scuola, mi sono occupato della parte artistica e ho letto alcune parti dell'opera nel filmato della recita. Ho scelto alcuni celebri quadri sull'opera dantesca e gli ho spiegati ai bambini come un racconto durante un'ora di lezione al fine di comprendere meglio, grazie all'impatto visivo, il percorso della cantica. I dipinti sono stati appesi nei corridoi dell'istituto con una mia breve spiegazione insieme ai tantissimi disegni degli alunni che si sono divertiti ad immaginare e a dare una loro interpretazione dei personaggi più famosi dell'opera e delle vicende che più li hanno colpiti.

L'intero significato del progetto è racchiuso nelle semplici parole della citazione di Stanislaw Jerzy Lec, scrittore polacco, che i bambini hanno inserito nell'invito alla recita da consegnare ai propri genitori.

Lavorare con i bambini su un'opera così importante e considerata complessa dai tanti rilevanti studiosi perchè piena di significati, allegorie e metafore, è stata un'idea veramente bella e una sfida pienamente riuscita. Lo stesso Dante l'ha realizzata nella lingua volgare in modo da farla giungere ad ognuno di noi e non in latino così che solo un pubblico di facoltosi letterati sarebbe stato in grado di comprenderla.

Reputo l'accostarsi al poema con l'innocenza di un bambino la cosa migliore da fare: bisogna leggere l'opera solo per il gusto di leggerla; è un regalo bellissimo che ci è stato donato e non bisogna privarsene riducendo il tutto ad uno studio schematico ed interpretativo di ogni verso. Ci si deve invece lasciare trasportare dalla lettura e credere a tutto quello che Dante ci dice, viaggiare con lui e con l'immaginazione che è l'unico mezzo umano per arrivare a descrivere concetti così alti e toccare la vetta di tutta la letteratura.

Non c'è niente di più bello dell'immaginazione e di più reale della fantasia. I bambini ce lo insegnano e il Sommo poeta li pone proprio nel Paradiso, nella cantica che tocca l'eterno e nel regno dell'Amore assoluto dove si arriva solo se si ha un animo puro e innocente come quello di un bambino. Afferma Dante: "tre cose ci sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori e i bambini".

Un poeta è come un bambino; un bambino cresciuto, ma non di spirito, è un sognatore che ama lasciar parlare il cuore e manifestare i più intimi sentimenti attraverso la poesia, senza paura, senza preoccuparsi di essere giudicato.

Il progetto Inferno ha trasmesso ai bambini curiosità nell'affrontare letture che solitamente non vengono proposte e una scintilla di passione per il capolavoro dantesco da coltivare in futuro. Gli alunni si sono appassionati in ogni campo affrontato nel percorso: nella recitazione, nel disegno e nella musica con la canzone "Una Commedia Divina", scelta come sigla dello spettacolo, che continuava ad essere cantata dai bambini anche fuori dal contesto scuola. Recitando durante la lezione l'episodio di Paolo e Francesca del canto V dell'Inferno, mi sono accorto che la lettura a memoria di alcuni versi colpisce molto i bambini che hanno ascoltato interessati. Personalmente è stato emozionante e una grande soddisfazione il vedere i bambini toccati dalla bellezza dell'opera di Dante che riesce ad esprimere dei sentimenti profondi e sempre validi e a farli giungere ad ognuno di noi. L'importanza della poesia ritengo risieda in chi ascolta per questo ho concluso la lezione dicendo ai bambini che nel momento in cui hanno avvertito in loro una piccola emozione sono diventati per quell'istante Dante: noi tutti leggendo e imparando dalle parole di un poeta portiamo i suoi valori nella nostra vita e rendiamo eterna la sua esistenza. 


Purgatorio

Il lavoro su Dante con i bambini è proseguito con le maestre Anna Maria Di Caro e Paola Mombelli anche nell'anno scolastico 2016 - 2017 con la seconda cantica della Commedia.

Come sigla della recita ho scelto un brano dei Sigur Ros, una band islandese, intitolato Hopipolla, ossia "saltare nelle pozzanghere". La delicata e profonda melodia è un inno alla felicità e alla spensieratezza che ci vuole mostrare l'importanza di preservare un animo di bambino per tutta la vita. I bambini ci insegnano come nella semplicità sia nascosto il segreto dell'esistenza, valore che spesso si perde diventando adulti. Afferma Leopardi: "I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto".

Nel video vediamo due gruppi di anziani divertirsi facendo marachelle come bambini e giocare alla guerra. Quando il gioco non è più divertimento, ma diventa pericoloso anche solo per uno dei tanti, il gruppo smette di giocare riconoscendo la propria sconfitta.

Hopipolla - Saltare nelle pozzanghere

Sorridendo
girando su sé stessi
tenendosi per mano
il mondo intero è confusione
ma tu resti in piedi

Bagnato
completamente fradicio
senza stivali di gomma
sentendoci vivi dentro di noi
vogliamo uscire dal guscio

Vento
e il profumo dei tuoi capelli
lo annuso più veloce che posso
con il mio naso

Saltando nelle pozzanghere
completamente fradicio
bagnato
senza stivali

E mi viene sangue dal naso
ma mi alzo sempre

E mi viene sangue dal naso
ma mi alzo sempre...

La lettura del Purgatorio di Dante conferma l'attualità dell'opera, il suo essere sempre valido grazie alle tematiche e alle emozioni che si trovano. Sono stati scelti due spunti di riflessione fondamentali nella cantica: l'amicizia e la donna.

Dante ha avuto molte amicizie e nel Purgatorio ne ritrova alcune, come Casella e Forese Donati, oltre ad immaginarsene altre che concretamente non sono state vissute, ma che si stringono idealmente, come tra Virgilio e Sordello o Stazio.

La figura femminile, che già nella cantica dell'Inferno ha avuto un ruolo fondamentale con Francesca da Rimini, ritorna come tema principale grazie a personaggi celebri quali la malinconica Pia de' Tolomei, la guida Matelda e infine l'arrivo di Beatrice per salire verso i cieli del Paradiso.

Una poesia dantesca appartenente alle Rime, composta in giovane età e intitolata Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io unisce i temi dell'amicizia e della donna: il Poeta si immagina di essere in viaggio a bordo di un vascello con i suoi cari amici Guido Cavalcanti e Lapo Gianni, ognuno con la propria amata. Curiosamente, la donna che Dante decide di portare con sé non è Beatrice, probabilmente non adatta essendo angelicata ad un'avventura di questo tipo, ma "quella ch’è sul numer de le trenta". Tra amici, i poeti avevano quindi fatto una classifica delle più belle donne di Firenze. Dante afferma la voglia di ragionare sempre d'amore durante il viaggio in un clima di felicità sia per i tre poeti che per le donne.

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io

fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio;

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ’l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,

sì come i’ credo che saremmo noi.


Paradiso